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i tre scenari (e quello più temuto)

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La variante Omicron ha impiegato meno di tre mesi per imporsi nel mondo. È stata più contagiosa delle altre mutazioni e ha eluso l’immunità che viene fornita dalle precedenti infezioni e dalle vaccinazioni. Ma ci sono stati anche altri fattori che hanno inciso, come la stanchezza nel mantenimento delle disposizioni anti-contagio (come chi si abbassa la mascherina o chi in ce l’ha per niente) e la maggiore mobilità. Omicron 2, invece, può aver aumentato i contagi, ma non ha mutato l’evoluzione della patologia. In sostanza, non è diventata meno grave.


Secondo un lavoro della società di consulenza manageriale McKinsey&Company, è aumentato il numero di persone infette ma è diminuita la letalità (che aveva raggiunto la sua quota maggiore con la variante Delta). Numeri dei decessi per Covid, comunque, di gran lunga inferiori ai meno contagiosi ma più “cattivi” Ebola, Mers, Sars, Vaiolo.

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Cosa può succedere questa estate

Ma cosa avverrà quest’estate? «Finchè Omicron rimane la variante dominante, c’è motivo di relativo ottimismo – spiegano dall’azienda statunitense – La nostra analisi di scenario suggerisce che è probabile che i ricoveri correlati a Omicron continuino a diminuire negli Stati Uniti e rimangano relativamente bassi durante la primavera e l’estate». La ricerca è stata condotta negli Usa, ma ricalcherebbe molto quanto già visto nell’anno precedente, con un aumento dei contagi in autunno. «Potremmo quindi aspettarci di vedere un’ondata di malattie guidata dalla stagionalità il prossimo autunno e inverno, ma i ricoveri raggiungeranno un picco ben al di sotto dell’ondata che abbiamo appena sperimentato», aggiungono.

Omicron, dunque, secondo gli analisti, starebbe portando verso l’endemia di Covid-19. Per il raggiungimento di questo risultato, però, è necessaria la vaccinazione, che passa attraverso la dose booster e un richiamo mirato contro Omicron. Nel frattempo, l’altra arma che mette a disposizione la ricerca è quella delle terapie orali che riducono il numero dei casi gravi (le cure di Paxlovid e Molnupiravir, per esempio).

E se Omicron dovesse di nuovo mutare?

Gli esperti hanno più volte definito una regola: più un virus passa da persona a persona più c’è il rischio che possa variare. La possibilità che possa essere sostituita da un ceppo più dominante, c’è. «Sebbene sia possibile un’infettività ancora maggiore (come quella mostrata dalla sottovariante BA.2), per diventare dominante una nuova variante dovrebbe probabilmente eludere anche parzialmente o completamente l’immunità precedente, inclusa quella fornita dall’infezione da Omicron – dicono gli analisti di McKinsey&Company – Se emergesse una tale variante, la sua gravità clinica media sarebbe quindi critica».

I tre scenari

Dall’azienda propongono tre scenari. Il peggiore è quello che chiamano “Delta-Cron”, con una variante che elude l’immunità precedente e combina l’infettività di Omicron con la gravità di Delta. «Ciò potrebbe verificarsi se i vaccini si dimostrassero meno efficaci nella prevenzione di malattie gravi e potrebbero portare alla peggiore ondata di sempre in molte località», dicono. Potrebbe capitare anche lo scenario del “Gemello di Omicron”, con una variante in grado di sfuggire all’immunità precedente ma, comunque, molto simile alla mutazione che stiamo sperimentando anche in termini di gravità della patologia. Terza simulazione è, invece, quella più mite (la Milder-Cron) con una versione più lieve rispetto alla recente ondata di Omicron che potrebbe essere gestita nello stesso modo con la quale si gestisce una influenza. Gli analisti di McKinsey&Company, comunque, dicono che è «pericoloso» pianificare uno scenario con «nessuna nuova variante». Ma è molto difficile stimare quando emergerà.

 

 

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