Il giallo dei cacciatori uccisi a fucilate, vicini alla svolta: c’è un indagato

C’è una prima svolta nell’inchiesta sul  triplice omicidio di Montagnareale, in provincia di Messina, dove sono stati uccisi tre cacciatori: i fratelli Davis e Giuseppe Pino e l’ottantenne Antonio Gatani. La Procura di Patti ha iscritto un uomo  nel registro degli indagati. Si tratta del quarto uomo presente quella mattina a cui ieri sono state sequestrate le armi per essere analizzate dal Ris e per eseguire un confronto con i bossoli  trovati nei corpi delle vittime. Ma presto potrebbero esserci altri  indagati. Si tratta di altri cacciatori a cui sono stati sequestrati i fucili regolarmente detenuti. Per nominare i propri consulenti durante le perizie balistiche, necessitano di un legale. Un “atto dovuto” come dicono a mezza voce da ambienti giudiziari.

 I carabinieri nei giorni scorsi hanno ascoltato i familiari delle tre vittime, che non si conoscevano e non avrebbero rapporti con la criminalità, e poi hanno interrogato a lungo l’uomo, come testimone, che sarebbe andato a caccia con l’anziano e che poi sarebbe andato via. 

La mattina del delitto il testimone sarebbe andato a casa di Gatani verso le 6 del mattino. Dopo un caffè i due sarebbero andati con due automobili a prendere il cane nella campagna dell’anziano per recarsi a caccia. Normalmente i due andavano in un’altra zona boschiva per cercare di prendere suini neri selvatici ma invece si sono diretti verso la zona di contrada Caristia.   Alcuni chilometri prima di raggiungere la zona di caccia l’uomo interrogato dai carabinieri avrebbe parcheggiato l’auto lungo la strada salendo sulla vettura dell’amico. Secondo alcune testimonianze quest’auto sarebbe stata vista parcheggiata lungo la strada almeno fino alle 11.30. Verso le 10 i familiari di Gatani allarmati dal fatto che il congiunto non dava notizie  e non rispondeva al cellulare sono andati a cercarlo e poi è scattato l’allarme, col ritrovamento dei tre cacciatori morti coi fucili accanto. 

Alcuni abitanti della zona dicono che chi va a caccia di suini neri e cinghiali spesso porta con sè anche una pistola, perché questi animali se feriti diventano molto pericolosi.   Potrebbe essere questo testimone, quindi, la chiave per capire se i tre siano morti per un errore durante la battuta di caccia o se l’anziano durante una lite abbia ucciso gli altri due con colpi di fucile e poi si sia suicidato oppure sia stato ferito morendo poco dopo. 

 

Sempre secondo indiscrezioni non confermate l’anziano non avrebbe ferite di arma da fuoco nella parte frontale del corpo. Un altro mistero è il ritrovamento del cane nell’auto dell’anziano. Come mai nella battuta di caccia il cane non è stato fatto scendere? O, se è stato portato nel bosco, chi l’ha rimesso nell’auto? 

 Saranno l’autopsia e i rilievi balistici a dare risposte certe agli inquirenti sulla dinamica della morte dei tre cacciatori, oltre ai dati estratti dai cellulari delle vittime. 

Condividere.
Exit mobile version