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«Il giardino dei Finzi Contini», Lino Capolicchio e i complimenti di Golda Meir: «Lei sembra ebreo»- Corriere.it

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di Paolo Mereghetti

ll film del 1970 fu il momento di massimo fulgore per l’attore appena scomparso

«Guaglio’, tu tieni talento!». È il complimento che fece De Sica a Lino Capolicchio sul set di Il giardino dei Finzi Contini (senza il trattino tra i due cognomi che c’è nel romanzo perché Bassani, scontento della sceneggiatura, volle indicare così la «distanza» del film dal suo libro). Un complimento che veniva dopo la scena più difficile del film, almeno per il giovane attore: la scoperta che la donna di cui era innamorato, interpretata da Dominique Sanda, era finita a letto con il suo amico Bruno (cioè Fabio Testi). Due soli ciak, e poi una pacca del regista sulla spalla mentre torna nel camerino. «Non so se ridere o piangere, resto piantato lì, sopraffatto dall’emozione» ha scritto nella sua autobiografia D’amore non si muore, pubblicata da Rubettino e il Csc.

In effetti, quella battuta non si può dimenticare. Capolicchio aveva fatto solo sei film prima di questo (e nel primo, una comparsata per la Bisbetica domata di Zeffirelli neanche era stato accreditato) e quando viene scelto, dopo due provini a distanza di un mese e mezzo l’uno dall’altro – il primo con una ancora sconosciuta Laura Antonelli, il secondo con la Sanda – l’attore capisce che per lui può essere la svolta della carriera. Del giorno in cui seppe di essere stato scelto ricorda anche la data: «Quel 6 aprile 1970 è una data per me difficile da dimenticare, un momento di gloria. In momenti del genere dimentichi tutti i sacrifici, le difficoltà, le umiliazioni, pensi solo che il tuo mestiere è il più bel mestiere del mondo» ha scritto. E poi aggiunge: «Anche se spesso tendi a dimenticartene».

Dei cinquanta e più film (senza contare le serie televisive) che Capolicchio interpretò, Il giardino dei Finzi Contini è quello che ha segnato tutta la sua carriera facendo da spartiacque, perché impose le sue qualità d’attore che fino ad allora si erano solo potute intravvedere (Vogue lo consacrò con una copertina, firmata da Oliviero Toscani). Non si può negare che accanto a una affascinante Dominique Sanda fu proprio la prova di Capolicchio, con la sua presenza elegante e trattenuta, ad aiutare il successo del film, consacrato dall’Orso d’oro a Berlino e dall’Oscar come miglior film straniero. Ma forse il miglior apprezzamento come interprete, Capolicchio lo ricevette da Golda Meir, alla prima mondiale del film che si svolse a Gerusalemme: sedutole accanto al pranzo di gala, si sente chiedere dalla Prima ministra se fosse ebreo. Con un certo imbarazzo l’attore osserva che non gli risulta ma si sente rispondere che interpreta il personaggio così bene da sembrarlo perfettamente. Difficile pensare a un complimento più grande.

4 maggio 2022 (modifica il 4 maggio 2022 | 12:00)

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