«Il grande Lebowski»? Mia figlia mi convinse a girarlo- Corriere.it

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di Francesca Scorcucchi

L’attore torna in «The old man» dopo la malattia: non pensavo di farcela

LOS ANGELES Esiste persino una religione dedicata al protagonista del «Grande Lebowski», il dudeismo, la cui regola consiste nel fare il meno possibile. Da 24 anni a questa parte Jeff Bridges è semplicemente «The Dude» (Drugo nella versione italiana), il pigro disoccupato protagonista del film cult dei fratelli Coen, con due grandi passioni: il bowling e il consumo di marijuana.
In realtà Jeff Bridges è ben diverso
dal suo alter ego più famoso. È un attore infaticabile, un musicista affermato, un disegnatore e ceramista di talento. «In passato mi arrabbiavo con me stesso perché mi ritrovavo a suonare la chitarra, a disegnare quando avrei dovuto studiare una parte, ma poi mi sono reso conto che era inevitabile, era parte dello stesso processo creativo».

Non si è fermato neppure davanti alla malattia. Anzi, le malattie. Un linfoma e poi il Covid che hanno bloccato per due anni la lavorazione di «The Old Man»
, serie tv che lo vede protagonista e produttore e incentrata sul personaggio di Dan Chase, ex operativo della Cia braccato da un sicario. Tratta dall’omonimo romanzo di Thomas Perry, «The Old Man» è su Disney+. Ogni mercoledì viene rilasciato in piattaforma un nuovo episodio. «Non ero sicuro che ce l’avrei fatta», confessa Bridges, raccontando della malattia.

Ma ce l’ha fatta e, una volta in salute, è tornato sul set: «Quando ero in ospedale ho pensato che sarebbe forse stato saggio rallentare ma appena sono stato meglio ho capito che non l’avrei fatto. È stato come ripresentarmi dopo un weekend lungo. Era una sensazione quasi di sogno con, in più, la coscienza della preziosità della vita, la gratitudine per tutto quello che ho, in termini di relazioni professionali e personali». E nelle scene d’azione non si è risparmiato: «Mi sono allenato. L’improvvisazione può portare al meglio, ma in una scena d’azione rimedi solo un naso rotto. Per il resto recitare nei panni di un agente della Cia è facile. C’è molto in comune fra il mestiere d’attore e quello di spia. Entrambi mentono per professione».

Comunque, a proposito di «Old man», per Bridges vecchiaia non è sinonimo di saggezza. «O perlomeno non sempre. Ma è vero che la vita ti mette in costante confronto con il tuo passato e che tutti noi siamo frutto delle scelte che abbiamo fatto. Le conseguenze di quelle scelte condizionano il tuo futuro. La serie parla di questo». Dell’attore si dice in giro che faccia sentire tutti a proprio agio: «È una dote che ho imparato da mio padre (Lloyd Bridges, ndr). Entrambi i miei genitori erano attori e il loro approccio era l’amore. Quando c’è amore in una stanza sei rilassato e dai il meglio. Recitare è un mestiere ansiogeno, devi piangere, ridere, e quindi volersi bene è il modo migliore per rendere facile il processo. Considero il punto più alto della mia carriera il film Masked and anonymous
”, che non ha visto quasi nessuno. Il regista Larry Charles impose a me e a Bob Dylan un po’ di improvvisazione, per conoscerci meglio. Abbiamo passato mezza giornata, Bob ed io, a giocare come bambini. Fu una grande gioia».


Davvero non considera «Il grande Lebowski»
il punto più alto della sua carriera? «Anche quello, certo, è un film che mi riempie di orgoglio. Per strada c’è sempre qualcuno che mi grida “Hei, Dude!”. È come far parte di una grande famiglia». Eppure si dice che quel film non voleva farlo
: «Avevo due figlie adolescenti, ero un genitore apprensivo, avevo paura che vedere il proprio padre fumare marijuana non fosse il massimo dell’esempio. È stata mia figlia Jessica a tranquillizzarmi. Mi ha detto: papà, sei un attore, lo sappiamo che stai solo interpretando una parte. A volte si è saggi anche da adolescenti».

8 ottobre 2022 (modifica il 8 ottobre 2022 | 07:23)

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