Manette ai polsi e alle caviglie, teste rasate, tatuaggi sul cranio e sul corpo: centinaia di presunti leader di bande criminali sono comparsi davanti a schermi televisivi all’interno del famigerato mega-carcere CECOT di El Salvador, per l’inizio di un maxi-processo virtuale. 

Un tribunale salvadoregno ha avviato il procedimento contro oltre 486 presunti capi della banda Mara Salvatrucha, nota come MS-13, in un caso che riguarda più di 47.000 reati che, secondo l’accusa, sarebbero stati commessi tra il 2012 e il 2022.

Le accuse includono omicidio e femminicidio, estorsioni, traffico di armi, sparizioni forzate e ribellione.

I pubblici ministeri sostengono che gli imputati abbiano cercato di istituire uno stato parallelo attraverso il controllo capillare del territorio.

I 486 imputati sono reclusi in cinque diverse carceri, ma la maggior parte è detenuta nel CECOT, la struttura di massima sicurezza inaugurata dall’amministrazione del presidente Nayib Bukele nel 2023. Il complesso è diventato il simbolo della drastica repressione messa in atto contro la violenza delle bande.

Diversi gruppi per i diritti umani hanno descritto le condizioni all’interno della struttura come disumane, citando accuse di tortura, sorveglianza h24 e il divieto assoluto di contatti con l’esterno, compreso l’accesso alla difesa legale.

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