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il picco di accessi al Pronto soccorso per casi sospetti Covid

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In Veneto un terzo degli accessi ai pronto soccorso regionali sono sospetti casi Covid. Il nuovo indicatore dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali ci dice quanta richiesta di assistenza sanitaria c’è ogni giorno, e quanto di questa richiesta possa provenire da contagi riferibili al Covid-19. La tipologia di richiesta, veloce come una telefonata al 118 o il recarsi a un pronto soccorso, ci dice anche della frazione temporale, molto accorciata, che lega sintomi e infezione. Esempio: in Lombardia il 24 dicembre il 10% delle richieste totali di intervento sono riferibili a potenziali casi Covid. Due giorni prima, il 22 dicembre, questi casi sospetti erano il 5,9% del totale.


 È un dato importante da misurare oltre a contare ospedalizzazioni e ricoveri in terapia intensiva perché ci comunica ancora di più quanto e se il sistema sanitario di ogni regione sia in grado di reggere l’ondata Omicron.

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Perché guardare questi dati – I  numeri relativi agli accessi giornalieri ci segnalano una richiesta di cure sanitarie generale, in cui si possono già isolare e contare le persone che presentano i sintomi di un’infezione da Sars-Cov-2 (sia che si presentino al Pronto soccorso da soli, sia che chiamino il 118). Ci segnala, dunque, l’andamento temporale del carico assistenziale attuale sulla rete regionale dei pronto soccorso regionali dovuto a casi sospetti Covid-19. I numeri relativi al triage e alle dimissioni di quel giorno (e quindi non riferibili alle persone che effettuano solo l’accesso) ci dicono invece la gravità dei sintomi che presentano i pazienti sospetti Covid che si fanno visitare. 

Il Veneto (attualmente in zona gialla) conta più casi sospetti (33%) alla prima barriera (pronto soccorso o chiamata al 118) ma il dato è fermo al 20 dicembre, giorno in cui la regione è entrata, in anticipo, in zona gialla. L’anticipo si è rivelata una scelta saggia: due giorni prima si contavano persino più casi sospetti: il 42% degli accessi totali ai pronto soccorso veneti erano considerati potenziali casi Covid. 

Il 20 dicembre, primo giorno in zona gialla, su quasi 2.600 accessi, 874 erano casi sospetti Covid (33%). Dei casi sospetti che hanno atteso il triage (quindi è possibile che non siano tutti e 874: qualcuno potrebbe aver abbandonato il pronto soccorso prima della visita, altri sono stati dimessi magari il giorno dopo) quel giorno, il 4% è stato trattato in codice rosso, quindi come emergenza. 

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In Piemonte, il 23 dicembresu 119 accessi, 24 sono stati individuati come sospetti casi Covid. Vuol dire il 20%. Il 30% dei “sospetti” quel giorno è stato dimesso con un codice rosso (8%) e con codice arancione.

Il 24 dicembre, la Lombardia (attualmente in zona bianca) ha sfiorato il 10% degli accessi al Pronto soccorso di persone con sintomi riferibili al Covid-19. Dunque, su circa 8.000 pazienti, 762 avevano sintomatologia sospetta. In quel giorno tra i sospetti Casi Covid il 16% è stato dimesso con un codice arancione, il 2,3% con un codice rosso. Quasi il 70% se l’è cavata con un codice verde. 

Nel Lazio (ancora in zona bianca) gli ultimi dati disponibili sono quelli del giorno di Natale: gli accessi di sospetti Covid sono molto bassi (su 1.232 casi, 31 sono sospetti, pari al 2,5%) ma quel giorno tra i sospetti sono stati dimessi quasi per la metà (42%) pazienti con un codice arancione, cioè quello dell’ “urgenza indifferibile” che dovrebbe attendere al massimo 15 minuti massimo per la presa in carico. 

Il Friuli Venezia Giulia, che è in zona gialla, il 23 dicembre ha registrato il 10% di accessi sospetti Covid-19. Vuol dire che su 1.048 accessi totali 107 erano potenziali positivi. Un terzo dei pazienti quello stesso giorno è stato trattato con un codice arancione. 

In Puglia tra la Vigilia e Natale, sono quasi raddoppiati gli interventi del 118 per presunti casi Covid. Ieri 25 dicembre su 2.276 interventi complessivi, il 9,49% ha riguardato sospetti casi Covid; una settimana fa, il 17 dicembre, l’incidenza invece era pari al 4,96%. 

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La Calabria (in zona gialla da lunedì 13 dicembre), il 24 dicembre, ha registrato l’11,5% di accessi sospetti Covid (su 1.143, 131 casi sospetti). Il primo giorno di zona gialla contava il 7% dei casi sospetti sul totale degli accessi. Il 19 dicembre i casi sospetti sono saliti al 9,7%. 

In Campania i dati sono fermi al 22 dicembre. E hanno fatto registrare su 2.900 accessi, 283 casi potenzialmente positivi al Covid-19. Si tratta del 10% circa. I pazienti sospetti dimessi quel giorno sono per la metà trattati con codici arancione e rosso. 

In Sicilia il 24 dicembre su 1.032 accessi totali, oltre il 7% sono stati giudicati possibili casi di contagi Covid. 

Le Marche (in zona gialla) il 25 dicembre hanno registrato 79 sospetti casi Covid su un totale di 919 accessi. Lo stesso giorno oltre la metà (il 52%) dei pazienti che hanno mostrato sintomi riferibili all’infezione sono stati trattati con codice blu, arancione e rosso. 

In Emilia Romagna il 25 dicembre su un totale di 2.917 accessi, l’8% cioè 234 casi presentavano segni di una possibile infezione da Covid-19. 

A Bolzano il 25 dicembre su 510 richieste di intervento complessive 41 (l’8%) sono state classificate come potenziali casi Covid. Mentre a Trento i dati sono fermi al 23 dicembre e dicono che su 427 accessi, 14 (3%) sono sospetti casi Covid. 

In Valle d’Aosta l’ultima rilevazione è del 23 dicembre: su 121 accessi, 15 sono stati classificati come sospetti contagiati Covid. Sono circa il 12%: tutti gli accessi sono stati trattati senza particolare urgenza, vuole dire che sono stati dimessi con codici bianchi o verdi. 

 

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