il sospettato “uno di famiglia”

“Non posso darmi una spiegazione rispetto a quanto è accaduto: se si confermassero le voci sul collaboratore sospettato, sarei completamente stupito e incredulo, perché lo zio lo ha aiutato per l’intera sua esistenza”. Lo ha detto, Alessandro Ruoso, nipote di Mario, patron di TelePordenone ucciso ieri nella propria abitazione.   

“Solo un momento di pazzia potrebbe spiegare l’accaduto – ha aggiunto -: questa persona era considerata di famiglia, lo conosciamo tutti da sempre, lo zio lo ha assecondato e supportato in tutto”. “Sono stato proprio io a trovare il suo corpo ieri – ha concluso -: i collaboratori dell’autosalone mi hanno avvisato che non riuscivano a contattarlo al telefono e mi sono recato da lui. Il portoncino blindato era chiuso e la chiave di riserva non era nel posto convenzionale in cui la lasciamo proprio per situazioni di emergenza. Ho tuttavia provato a forzare la serratura e sono riuscito ugualmente ad entrare: Mario era steso a terra in un lago di sangue”.

Condividere.
Exit mobile version