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«Il tempio del cinema è la sala. Lo streaming banalizza i film»- Corriere.it

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di Maurizio Porro

Al regista greco naturalizzato francese il Pardo d’oro alla carriera al Festival di Locarno: oggi non potrei realizzare «Z – L’orgia del potere»

Pardo d’oro alla carriera all’89enne regista greco naturalizzato francese, Costa-Gavras che nella sua carriera ha puntato il dito contro le dittature del mondo, dai colonnelli greci a Pinochet, dai nascosti criminali nazi ai palesi razzisti. Dopo il premio («Sono sorpreso e onorato, si sono felicitati tutti, pure gli americani»), a Locarno si rivedrà in Piazza «Vagone letto per assassini», debutto in giallo del ’65.

Costa-Gavras è uno di quelli che al cinema hanno dato davvero il compito morale che gli spetta, regalando conoscenza, rabbia, commozione. Ma oggi è tutto cambiato, ci si rincorre nello spazio tra supereroi. «La fantascienza — esordisce il regista —, come in “2001”, può essere profetica, ma dei supereroi non mi fido, sono lontani dalla realtà, in un mondo assurdo e ridicolo. Non so perché i registi hanno smesso di osservare la morale del mondo, qualcuno ancora ci prova ma è un’avventura sempre più in solitario e pericolosa. Abbiamo perduto il senso del Bene e del Male generali e ci occupiamo solo di noi stessi: i soldi, la riuscita, il successo ed è sempre l’economia alla fine che decide e gli autori si autocensurano nel suo nome. Il boss di una major Usa mi disse: “Non è un business, è un racket”».

Certo il cinema vive oggi una grande crisi, epocale specifica il regista: «La rivoluzione digitale ha livellato il cinema alla base, lo ha demitizzato, banalizzato, vediamo i film sullo smartphone. Hanno creato un nuovo e vasto pubblico abbassando la qualità, il concetto di popolare, a parte qualche eccezione: eppure solo la sala è la nobiltà, il tempio del cinema. Il nuovo film di Sorrentino, uscito sulle piattaforme, ho capito che era un capolavoro quando l’ho visto alla Cinemathèque. Perché talvolta avete ancora quello spirito della commedia, del dramma, dell’ironia nel guardare la vita, ma siamo entrati in un’era imprevedibile, devastatrice. Le piattaforme non hanno ambizioni artistiche e il vostro cinema che fu meraviglioso, basterebbe fare il nome di Fellini, è stato abbandonato dallo Stato al suo destino e ha subìto nell’era berlusconiana lo strapotere della tv privata e della pubblicità».

Oggi non potrebbe dirigere alcuni dei suoi film così utili. «Non credo sarebbe possibile, nel sistema americano mettere in cantiere “Missing” o “L’amerikano”». Per quale film ha avuto più noie? «Non è stato facile trovare i soldi per “Z”, ma il suo successo poi ha permesso un diverso approccio al cinema, così per “Hanna K”. sul conflitto arabo-israeliano ci sono stati molti problemi. I temi di oggi? Io mi occuperei del “piacere” che sconvolge la nostra società, e del fanatismo e del rifiuto del dialogo». Eppure specie in Francia il cinema continua a fare il segugio della realtà: «Gli autori dialogano col mondo, ma decidono solo i soldi».

E come spiega che i teatri sono pieni e i cinema deserti?. «Il teatro ha la saggezza di 2500 anni di vita, esperienza, di studio della società, mentre il cinema è stato considerato non un’arte ma un modo per arricchirsi. Molto». A proposito di teatro, fu Giorgio Strehler a far vincere a Cannes
«Missing»
litigando con García Márquez. «Strehler, che con Brook è il più grande teatrante dei nostri tempi, mi spiegò poi le ragioni per cui aveva amato il mio film, ed erano diverse da tutti gli altri». Si potrà mai tornare allo splendore di ieri, al tempio? «Non ritroveremo più il cinema che abbiamo conosciuto perché ci vuole una volontà politica per far crescere un cinema nazionale».

Che peso hanno i premi, lei che li ha vinti tutti, compreso l’Oscar per «Z
»? «Sono importanti soprattutto per far conoscere i film, ogni festival ha il suo gioco olimpico culturale e vincerlo è sempre un onore, perché ti rende più libero nelle scelte e ti dà una certa notorietà sui media».

9 agosto 2022 (modifica il 9 agosto 2022 | 20:45)

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