In Iran dilaga la protesta nonostante il blackout di Internet. La tv di Stato: “Ci sono vittime”

Le proteste contro il governo iraniano si sono estese in tutto il Paese, nonostante il blocco quasi totale di Internet e delle comunicazioni internazionali. Migliaia di persone sono scese in strada dopo l’appello dell’ex principe ereditario in esilio, Reza Pahlavi, a manifestare, sfidando il blackout informativo e la repressione delle forze di sicurezza.

Brevi video diffusi online, prima dell’oscuramento della rete, mostrano i manifestanti a Teheran e in altre città mentre protestano con slogan contro la Repubblica islamica tra detriti in fiamme nelle strade. Al momento, secondo Human Rights Activist, le manifestazioni coinvolgono 46 città in 21 province.

“Il popolo iraniano sta lottando per il proprio futuro. Ignorando le sue legittime richieste, il regime mostra la sua vera natura” scrive su X l’Alta rappresentante dell’Ue per la Politica estera, Kaja Kallas. “Le immagini provenienti da Teheran rivelano una risposta sproporzionata e pesante da parte delle forze di sicurezza. Qualsiasi violenza contro manifestanti pacifici è inaccettabile. Bloccare internet mentre si reprimono violentemente le proteste smaschera un regime che ha paura del proprio popolo” aggiunge Kallas.

La tv di Stato iraniana ha rotto il silenzio sulle manifestazioni, accusando “agenti terroristi” legati agli Stati Uniti e a Israele di aver appiccato incendi e fomentato la violenza. L’emittente ha parlato genericamente di “vittime”, senza fornire dettagli. Secondo la Human Rights Activists News Agency, con sede negli Usa, le violenze legate alle proteste avrebbero già causato almeno 45 morti e oltre 2.200 arresti. “Stiamo monitorando la situazione in Iran e suoi ultimi sviluppi. Siamo preoccupati per la presenza di vittime e feriti e condanniamo l’uso della violenza su proteste pacifiche. Tutte le violenze sui manifestanti sono inaccettabili. Esortiamo l’Iran a rispettare i manifestanti e a ripristinare l’accesso a Internet” ha detto un portavoce della Commissione Ue durante il briefing con la stampa a Bruxelles.

Il capo della magistratura iraniana, intanto, ha minacciato che le punizioni per i manifestanti “saranno decisive, massime e senza alcuna clemenza legale”. Il commento, riportato dalla televisione di Stato iraniana, è stato pronunciato da Gholamhossein Mohseni-Ejei che ha ulteriormente segnalato l’imminente repressione contro i manifestanti, dato che il governo iraniano ha bloccato Internet e le telefonate dall’estero.

 

Il blackout digitale

Diverse zone dell’Iran hanno subito un blackout digitale, con le connessioni Internet crollate e cellulari irraggiungibili anche telefonicamente. “È per questo che Internet è stato chiuso: per impedire al mondo di vedere le proteste” ha commentato Holly Dagres, analista del Washington Institute for Near East Policy citato dall’AP. Secondo l’ex principe Pahlavi – riferisce sempre l’AP – il regime avrebbe tagliato non solo la rete, ma anche le linee telefoniche terrestri e potrebbe tentare di disturbare i segnali satellitari. Pahlavi ha quindi invitato i leader europei a unirsi agli Stati Uniti per “chiamare il regime alle proprie responsabilità” e ripristinare le comunicazioni, affinché “la voce del popolo iraniano non venga messa a tacere”.

Alcune riprese video mostrano che i manifestanti hanno dato fuoco a un ufficio della Islamic Republic of Iran Broadcasting a Isfahan durante le proteste. Attivisti antiregime hanno condiviso filmati che sembrano mostrare migliaia di persone marciare per le strade di Mashhad, bloccando un importante viale nella città nord-orientale. Mashhad è nota per aver dato i natali alla Guida Suprema iraniana, l’Ayatollah Ali Khamenei, ed è la seconda città più grande del Paese, dopo Teheran. Le riprese effettuate a Teheran mostrano veicoli ribaltati e bruciati.

Secondo quanto riportato dall’Organizzazione Hengaw per i diritti umani, che cita i media statali iraniani, due ufficiali del regime iraniano sono stati uccisi durante le proteste nella città di Kermanshah, nell’Iran occidentale.

Trump: “Pronti a colpire il regime se reprime le manifestazioni”

Sul fronte internazionale, il presidente Usa Trump ha lanciato un duro avvertimento al regime iraniano, promettendo di sostenere la popolazione che protesta contro gli ayatollah. “In passato hanno sparato a più non posso alla gente” ha detto in un’intervista a Fox News, “c’erano persone inermi abbattute dalle mitragliatrici oppure portate in prigione e impiccate”. “Hanno giocato duro” ha aggiunto il presidente. “Se lo faranno ancora, li colpiremo molto duramente. Possiamo colpirli duramente. Siamo pronti a farlo”.

Trump ha anche lasciato intendere che la guida suprema Ali Khamenei, 86 anni, potrebbe valutare l’idea di lasciare il Paese, affermando che “la situazione sta peggiorando rapidamente”.

 

Khamenei: “Trump si occupi dei problemi del suo Paese”

“Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump dovrebbe occuparsi dei problemi del suo Paese” ha replicato l’Ayatollah Ali Khamenei in un discorso alla nazione, nel quale ha fatto appello all’unità mentre continuano le manifestazioni di piazza. “Alcuni manifestanti stanno cercando di compiacere Trump distruggendo proprietà pubbliche” ha aggiunto. Secondo Khamenei, Trump “dovrebbe sapere che tutti i tiranni sono caduti quando erano al picco del loro potere” avvertito che Teheran “non cederà di un millimetro sui suoi principi. Le mani degli Stati Uniti sono macchiate del sangue di oltre mille leader e innocenti cittadini iraniani” ha aggiunto.

 

I Giovani Iraniani in Italia: “Khamenei sta per essere rovesciato”

La Guida suprema iraniana, l’Ayatollah Ali “Khamenei sta per essere rovesciato e sta cercando in tutte le maniere di addossare le responsabilità a quello che è il suo nemico storico e decennale, l’America”. Ma “il popolo iraniano ha una grandissima forza e lo sta dimostrando in queste ultime notti”, per cui “indubbiamente il regime sa che manca veramente poco alla sua fine e sta sparando tutte le sue ultime cartucce in modo assolutamente inutile”. Così Ghazal Afshar, portavoce dell’Associazione Giovani Iraniani in Italia, commenta l’ultimo discorso di Khamenei alla nazione, durante il quale il leader iraniano ha descritto come “vandali” e “sabotatori” i manifestanti che dal 28 dicembre si stanno riversando per le strade del Paese, con la protesta che ha ormai raggiunto 170 città.

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