Si è tenuto oggi nel carcere femminile della Giudecca a Venezia, dov’è rinchiusa da venerdì, l’interrogatorio di garanzia della professoressa trevigiana di 52 anni arrestata per violenza sessuale su minori e pornografia minorile: avrebbe scambiato con il suo amante romano, giornalista di 48 anni (anche lui finito agli arresti), foto intime della figlia e dei suoi due nipotini. 

La donna, assistita dagli avvocati Marta Labozzetta e Francesca Ottoni del foro di Treviso, ha respinto ogni addebito e si è dichiarata innocente. 

Una parte delle indagini che la riguardano dovrebbe essere trasferita da Roma a Treviso per competenza territoriale, in quanto foro naturale per i reati attribuiti alla donna.

I due sono accusati di concorso di violenza sessuale nei confronti di minori, pornografia minorile, detenzione e accesso a materiale pornografico, nell’inchiesta avviata a Roma. Il fascicolo non è escluso possa essere trasferito alla procura di Venezia, competente per i reati distrettuali.

 

La decisione sulla sorte dell’incartamento verrà presa solo dopo gli interrogatori di garanzia degli arresti – compiuti sabato mattina dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma – che avverrà questa mattina.

La professoressa 52 enne è rinchiusa dallo scorso fine settimana nel carcere femminile della Giudecca a Venezia, contemporaneamente nella giornata di venerdì, alla stazione Termini di Roma, veniva arrestato anche il suo compagno, di quattro anni più giovane, giornalista ed ex vicedirettore di una testata nazionale, poi responsabile delle comunicazioni di una partecipata pubblica.

 

Le chat su Telegram: l’inchiesta si allarga alle reti internazionali

L’indagine rischia di allargarsi alla luce di quanto sta emergendo dall’analisi del cellulare e del pc sequestrati al giornalista, con un passato da vicedirettore di una testata nazionale. 

Le primissime verifiche svolte dagli inquirenti hanno portato alla luce un numero molto alto di foto esplicite che l’indagato aveva, frequentando anche alcuni canali Telegram forse utilizzati da una rete internazionale di pedofili

Chi indaga ha individuato anche una serie di messaggi in inglese che l’uomo si scambiava con gli altri utenti. Non è escluso che il 48enne abbia condiviso le foto che la donna gli inviava della figlia minorenne con gli altri partecipanti al canale. Tra i video e le foto trovati sui dispositivi figurano anche quelle dei nipotini della donna, di 5 e 9 anni, che sarebbero stati molestati dall’indagata.

La denuncia e le foto trovate dalla figlia

Il procedimento dei pm di piazzale Clodio, coordinati dall’aggiunto Maurizio Arcuri, è partita da una denuncia presentata dall’ex compagno dell’indagata, che ha raccolto il racconto della figlia. Nel novembre scorso, mentre si trovava a Treviso a casa della madre, la ragazzina ha scoperto su un pc una chat intercorsa tra lei e il suo partner, in cui venivano scambiate foto e messaggi a sfondo sessuale in cui comparivano la ragazzina e i due cuginetti.
Materiale che risalirebbe anche ad alcuni anni fa e che la piccola avrebbe fotografato a sua volta con il cellulare, inviandolo alla nuova compagna del padre per “denunciare” quanto trovato sul device della mamma. Un drammatico racconto che è stato cristallizzato anche nel corso di un’audizione protetta a cui la minorenne è stata sottoposta nelle scorse settimane.
Nell’ordinanza cautelare, nel motivare le esigenze cautelari, il gip afferma che sussiste il “rischio di reiterazione del reato” e “dell’inquinamento probatorio”.

 

Da quanto trapelato la mole di materiale pedopornografico trovato nelle chat dei due arrestati è immensa oltre ai commenti sconcertanti, definiti irripetibili dagli stessi investigatori, che l’arrestato – anche lui padre di due figli – apponeva alle foto e ai video che riceveva dalla attuale compagna.

Condividere.
Exit mobile version