Proseguono senza sosta le indagini sul “giallo della ricina” di Pietracatella. La Squadra Mobile di Campobasso sta scandagliando anche possibili tensioni familiari tra una delle vittime e una parente, oltre a esaminare le vite private di chi era vicino ad Antonella Di Ielsi, 50 anni, e alla figlia Sara Di Vita, 15 anni, morte tra il 27 e il 28 dicembre 2025 all’ospedale Cardarelli dopo l’intossicazione nella loro abitazione.

In Questura continuano gli interrogatori di amici e parenti. Nei prossimi ore potrebbero essere riconvocati Gianni Di Vita e la figlia Alice. Parallelamente è in programma un nuovo sopralluogo nella casa sotto sequestro, questa volta con una ricerca mirata di tracce della ricina, il veleno che ha ucciso madre e figlia.

Sul fronte tecnico-scientifico, oggi al Policlinico di Bari il medico legale Pia Benedetta De Luca ha supervisionato l’esame istologico dei vetrini prelevati durante le autopsie del 31 dicembre 2025 e del 28 gennaio 2026. «Sulle modalità dell’intossicazione non sappiamo ancora nulla – ha detto De Luca – oggi andiamo semplicemente a ricercare i reperti compatibili con questa intossicazione». La consulente ha precisato che «non è detto che debba esserci necrosi in tutti gli organi» e che «ci sono comunque reperti compatibili con l’intossicazione». L’analisi microscopica, durata circa due ore alla presenza dei consulenti di parte, è considerata «importante tanto quanto quella autoptica».

Proprio per la complessità del caso la dottoressa De Luca ha chiesto una proroga di 30 giorni per il deposito della relazione autoptica finale, necessaria «per mettere in ordine tutte le analisi, che sono numerose».

Intanto il professor Carlo Locatelli, direttore del Centro Antiveleni Maugeri di Pavia, ha confermato che «non abbiamo più test da fare né su campioni biologici né su alimenti». Tutti gli accertamenti tossicologici sono conclusi e i risultati sono già stati trasmessi alla Procura di Larino. Ieri la procuratrice Elvira Antonelli e il capo della Mobile Marco Graziano si sono recati a Pavia per un confronto diretto sul comportamento della ricina in relazione al decorso clinico delle vittime.

L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Larino, procede per duplice omicidio volontario a carico di ignoti e per omicidio colposo nei confronti di cinque medici del Cardarelli.

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