invito a cena con l’assassino e (troppi) colpi di scena (voto 5/6)- Corriere.it

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di Paolo Mereghetti

In «Glass Onion – Knives Out», sequel di «Cena con delitto», torna l’investigatore Benoit Blanc interpretato da Daniel Craig. Ma questa volta a soffrire è proprio il meccanismo del giallo

Squadra che vince, si cambia poco. Così, dopo il successo di
Cena con delitto – Knives Out (2019)
, il regista Rian Johnson ha ricevuto l’offerta di Netflix per due nuovi film con l’investigatore Benoit Blanc. Il primo, Glass Onion – Knives Out, «ruba» il titolo a una canzone dei Beatles che invitava a guardare «through the glass onion», attraverso una cipolla di vetro, una serie di situazioni e personaggi piuttosto eccentrici (Lady Madonna che cerca di sbarcare il lunario, un tricheco in piedi sulla riva di ghisa, riparare un buco nell’oceano e via di questo passo). E è quello che, più o meno, accade anche agli spettatori del film, invitati a seguire un gruppo altrettanto «eccentrico» di personaggi.

A tenere le fila è, o dovrebbe essere, un visionario protagonista della new economy, Miles Bron (Edward Norton), ricchissimo e imprevedibile, che ha invitato un gruppo di amici per un weekend nella sua isoletta privata: dovranno giocare a scoprire il responsabile del suo omicidio. I prescelti sono il suo braccio destro Lionel (Leslie Odom jr.) l’ambiziosa politica in carriera Claire (Kathryn Hahn), l’ex modella e ora stilista Birdie (Kate Hudson), che si presenta con l’immancabile segretaria Peg (Jessica Henwick), il culturista Duke (Dave Bautista) con la fidanzata Whiskey (Madelyn Cline) e un po’ a sorpresa Andi (Janelle Monáe) la donna con cui aveva costruito il suo impero e che poi aveva estromesso — lo si scopre quasi subito — in maniera non proprio corretta.

Ma soprattutto si presenta anche il detective Benoit Blanc (Daniel Craig), in possesso di un regolare invito (che Miles aveva mandato a tutti nascosto in una scatola-giocattolo) e che però l’industriale non aveva previsto tra gli ospiti. Come mai è arrivato anche lui? Chi gli ha fatto avere l’invito? Riproponendo la struttura di Cena con delitto, Johnson, unico autore anche della sceneggiatura, costruisce una serie di scenette dove impariamo a conoscere chi sono davvero gli invitati, ognuno dei quali naturalmente è legato al padrone di casa oltre che dall’amicizia anche da interessi più o meno nascosti, da debiti e favori che rimandano al loro passato, e che l’ineffabile Benoit osserva con il distacco e l’occhio clinico del vero detective. Che naturalmente smonta subito il giochino preparato da Miles per inscenare la sua «morte» ma che si trova ben presto a fare i conti con dei veri assassini in un crescendo di colpi di scena che ribaltano continuamente le carte in tavola.

Siamo sempre dalle parti di Agatha Christie e Nero Wolfe, da quella degli «enigmi della camera chiusa» alla Ellery Queen, dove il meccanismo dell’inchiesta serve anche per svelare le debolezze e le ipocrisie dei vari convenuti (inevitabile ricordare «Un rebus per l’assassino», 1973). Se nel film precedente eravamo di fronte al quadro di una certa America trumpiana, dove la maschera del perbenismo nascondeva pregiudizi razzisti e avidità, qui le frecciate di Johnson vanno verso i nuovi protagonisti dell’economia e i loro privilegi (Serena Williams e Kareem Abdul-Jabbar pronti a insegnare tennis e pallacanestro), la loro totale mancanza di moralità (verrà a galla ricostruendo le tappe dell’espulsione di Andi dalla società di Miles), i loro eccessi da «nouveaux riches» (scoprirete che quadro si tiene in casa).

Alla fine però a soffrirne è proprio il meccanismo del giallo: sono troppi i colpi di scena che la sceneggiatura accumula (compreso la rivelazione sui gusti sessuali di Benoit), sono troppe le piste che si intrecciano e alla fine lo spettatore finisce per trovarsi nella condizione del detective che ammette la propria impotenza: non nello scoprire l’autore dei delitti (ci mancherebbe!) ma nel far sì che la giustizia alla fine trionfi. E allora l’unica soluzione possibile sembra quella del vecchio luddismo, del libero sfogo della rabbia, anche per tener fede a quella fama di «disturbatori delle regole» di cui Miles si era fatto paladino e che gli si rivolterà contro. Finendo però per tradire tutto quell’impianto di detection e smascheramento su cui si poggiavano le aspettative del pubblico.

20 novembre 2022 (modifica il 20 novembre 2022 | 18:33)

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