“Io non presi mai in carico il Polcevera ma diedi un indirizzo sulla base di un’idea di fondo: se il retrofitting andava prima o poi fatto, la mia idea era banale, e cioè ‘facciamolo’, ma era un’idea su basi non tecniche”. Lo ha detto Giovanni Castellucci, principale imputato per il crollo del ponte Morandi (14 agosto 2018, 43 morti), in collegamento dal carcere milanese di Opera dove l’ex amministratore delegato di Aspi sta scontando la pena di sei anni di reclusione per la tragedia del bus di Acqualonga.

Castellucci ha ribadito di non aver mai avuto responsabilità operativa rispetto al viadotto crollato: “Fare l’ad è una cosa – ha detto – fare il capo di una struttura tecnica, un’altra”.

Le prime indicazioni fornite da Castellucci rispetto alla necessità di procedere con un intervento strutturale sul viadotto Morandi risalgono al 2010 “ma senza una necessità percepita dai tecnici la mia raccomandazione era isolata” ha aggiunto Castellucci che ha ricordato che nessuno degli esperti coinvolti negli anni aveva espresso allarme sulle condizioni del viadotto.  “Il mio assegno in bianco dato ai tecnici non aveva necessità di essere incassato subito”.

Per l’ex ad di Aspi “questa è la tragica realtà di questa vicenda, ma è “una realtà che per accusa non è accettabile e quindi la mia colpa dell’essere trovata in altro, nell’avidità, nella spregiudicatezza di cui parla l’accusa che trasforma ogni mia raccomandazione piana in un elemento sospetto”. Non sono le prime dichiarazioni spontanee di Castellucci, che non si è voluto sottoporre a un interrogatorio. A marzo 2025 l’ex manager era venuto a Genova e aveva parlato per cinque ore.

Oggi nella 281° udienza del processo, probabilmente l’ultima prima della sentenza, è intervenuto per la prima volta dal carcere difendendo il suo operato ai vertici di Aspi e ribadendo di non avere mai avuto compiti operativi: “Ho fatto il direttore generale solo per quattro mesi e in quei mesi ho fatto sei riunioni plenarie su 25 argomenti che riguardavano tutte come fare e spendere e non come risparmiare”.

Sul Polcevera ha ribadito: “Come è normale che sia ogni tanto riavvolgo mentalmente il nastro e mi domando se avrei potuto fare cose diverse. Sul Polcevera, dove io non avevano nessuna competenza tecnica o operativa, penso di aver messo intorno al tavolo i migliori conoscitori del ponte e di aver dato all’ingegnere Mario Bergamo la possibilità di pianificare e operare come riteneva opportuno”.

I parenti delle vittime: speriamo che la sentenza arrivi entro il 14 agosto

“Speriamo tanto che la pronuncia avvenga prima del 14 agosto, poi sicuramente per avere la sentenza scritta ci vorrà più tempo”. Lo ha detto Egle Possetti, portavoce del comitato dei parenti delle vittime del Ponte Morandi, parlando con i giornalisti dopo aver ascoltato le dichiarazioni spontanee rilasciate dall’ex amministratore delegato di Atlantia e Autostrade per l’Italia, Giovanni Castellucci, al termine della discussione del processo per il crollo del viadotto autostradale avvenuto il 14 agosto del 2018.

“Noi – ha aggiunto Possetti – crediamo e ne siamo fermamente convinti che l’impianto accusatorio sia saldo e speriamo che non possa essere intaccato. Come sempre c’è molta amarezza nel chiedere le condanne. Non ci divertiamo assolutamente a vedere condannate delle persone perché crediamo che tutti insieme come nazione abbiamo fatto degli errori madornali, altrimenti non saremmo giunti a questo punto”.

“Se non ci fosse questa necessità di condanne – ha sottolineato la portavoce del comitato dei parenti delle vittime del Ponte Morandi – noi avremmo ancora le nostre famiglie e tutti come cittadini e come nazione avremmo guadagnato tanto”.

“Credo – ha concluso Possetti – che sia stato lungo e pesante per tutti, per noi ma anche per tutti quelli che hanno lavorato, per i giudici, per la procura, insomma per tutti. Quindi aspettiamo la sentenza il prima possibile. Siamo giunti al primo step di questa lunga vita processuale. Siamo anche stanchi, però la sensazione è che siamo vicini”.
 

 

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