“Non so neanche io adesso come spiegare che cosa ho preso, è come se mi fosse sceso un velo sugli occhi”. Le parole di Mark Samson echeggiano nel silenzio dell’aula bunker di Rebibbia. Non vuole essere ripreso dal video il ventiquattrenne, mentre consegna la sua versione al giudice e ai genitori che, presenti in aula, ascoltano come e perché l’ex fidanzato abbia accoltellato a morte la loro figlia. “Non mi ricordo quante volte l’ho colpita sul volto, sicuramente più di due”.

E’ passato quasi un anno, lo scorso 25 marzo, quando Ilaria venne uccisa al culmine dell’ennesima lite, lui la voleva controllare sempre più morbosamente. Dopo le coltellate, Samson e la madre ripulirono l’appartamento dal sangue, poi nascostero il corpo della ragazza in una valigia e lo gettarono in un dirupo alle porte di Roma. La mamma, Norsman, ha già patteggiato per concorso in occultamento di cadavere aggravato. Samson aggiunge di aver mentito per proteggerla. Poi, accompagnato dagli sguardi dei familiari di Ilaria, viene riportato in cielo.

“Non c’è modo di perdonare quest’uomo per quello che ha fatto a mia figlia, il perdono non esiste” – dice il padre di Ilaria.

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