Il cuore del donatore da Bolzano non sarebbe arrivato dopo il prelievo del cuore malato del piccolo Domenico e ne sarebbe prova una foto del box poggiato su una sedia ancora chiuso alle 14.26 e poi un video, in cui alle 14.34 il cuore prelevato pulsa ancora, cosa che sarebbe possibile solo se fosse stato espiantato poco prima. Questa la linea di difesa del cardiochirurgo del Monaldi, Guido Oppido, autore del trapianto di un organo danneggiato a Domenico Caliendo, due anni, il 23 dicembre scorso. “Siamo soddisfatti perché il dottor Oppido ha avuto la possibilità di esporre le sue ragioni”, ha detto al termine di tre ore e mezzo di interrogatorio preventivo Alfredo Sorge, uno dei legali del cardiochirurgo. 

“È stato un interrogatorio articolato, svoltosi in un clima di grandissima serenità”, ha spiegato da parte sua l’avvocato Vincenzo Maiello, difensore della vice di Oppido, Emma Bergonzoni, al termine dell’interrogatorio davanti al gip e durato circa tre ore. “La dottoressa Bergonzoni ha risposto con sofferenza emotiva ma con grande capacità di ricostruire con lucidità la sequenza, anche nei particolari, di tutto quello che è accaduto – ha aggiunto l’avvocato – e riteniamo che siano molti i profili che facciano dubitare della sequenza ricostruita alla luce delle dichiarazioni di quanti sono stati finora sentiti a sommare informazioni testimoniali. C’è tutta una serie di sequenze che oggi trovano fondamento nelle dichiarazioni rese dai soggetti che, a nostro avviso, non corrispondono alla realtà degli accadimenti”.

Sia Oppido che Bergonzoni sono indagati con l’ipotesi di reato di falso in relazione a presunte modifiche eseguite sulla cartella clinica del bimbo. Gli interrogatori di oggi sono stati effettuati davanti al gip che dovrà decidere sulla richiesta di misura interdittiva avanzata dalla Procura. 

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