La serie sulla storia dei Lakers e il racconto dello sport- Corriere.it

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di Aldo Grasso

Prodotta da Adam McKay, «Winning Time: l’ascesa della dinastia dei Lakers» presenta un’originale costruzione visiva che porta lo spettatore a tuffarsi dentro a un’atmosfera

«Oggi niente colazione; vado a comprare i Lakers». Basterebbe questa battuta iniziale di John C. Reilly nei panni di Jerry Buss, il magnate-playboy che cambiò la storia del basket statunitense, per restituire il clima di un’epoca, la follia creativa di un ambiente che sembrava avere come unica missione quella di oltrepassare i limiti. «Winning Time: l’ascesa della dinastia dei Lakers» è l’ambiziosa serie targata HBO che ricostruisce il dietro le quinte dell’ascesa della squadra di basket di Los Angeles, trasformata da eterna perdente in una delle leggende dello sport globale (Sky Atlantic e Now). Possiamo pensare che si tratti della risposta di HBO a «The Last Dance», la docu-serie sulla vita di Michael Jordan che ha rivoluzionato il racconto documentaristico dello sport, anche se in questo caso siamo di fronte a un’operazione ancora complessa: non il racconto
cronachistico di un’epopea, ma un prodotto scripted, un’opera di finzione.

È risaputo quanto sia complicato produrre e girare scene di azioni di gioco sportivo, soprattutto quando si devono riproporre gesta realmente compiute; «Winning Time» preferisce così puntare sulle relazioni tra i personaggi, in particolare la «rivalità» tra la stella Kareem Abdul-Jabar (Solomon Hughes) e l’astro nascente Magic Johnson (Quincy Isaiah), colui che diventerà una delle mitologie dell’NBA, ma anche sulla scrittura curata di un personaggio controverso come Jerry West, allenatore perdente e nuovo general manager del club. Prodotta da Adam McKay e ispirata al libro «Showtime», la serie presenta un’originale costruzione visiva, uno stile volutamente anni ’70, «sporco», minimale e a bassa definizione, con gli attori che spesso «rompono la quarta parete» spiegando situazioni al pubblico; scelte che portano lo spettatore a tuffarsi pienamente dentro un’atmosfera, espedienti che spiazzano anche in quei frangenti in cui la narrazione stenta a decollare.

4 luglio 2022 (modifica il 4 luglio 2022 | 21:21)

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