Rafforzare l’autonomia senza chiudersi al mondo. È questa la linea europea sulla sovranità tecnologica delineata dalla vicepresidente della Commissione europea Henna Virkkunen. “Non intendiamo protezionismo o isolamento, ma non possiamo dipendere da un solo Paese o da una sola azienda”, spiega, indicando la necessità di consolidare le capacità dell’Unione nei settori strategici.

Dall’intelligenza artificiale alla tecnologia quantistica, dalla sicurezza informatica ai semiconduttori, Bruxelles punta a ridurre una dipendenza che oggi resta elevata: circa l’80% delle tecnologie utilizzate in Europa proviene infatti dall’esterno. Un dato che, secondo Virkkunen, espone il continente a rischi economici e geopolitici.

La risposta non è l’autarchia, ma un equilibrio tra cooperazione globale e rafforzamento interno. L’obiettivo è garantire che infrastrutture digitali e dati restino sotto controllo europeo, soprattutto in un contesto segnato da minacce crescenti. “Le tecnologie offrono opportunità, ma possono anche essere utilizzate contro la nostra sicurezza e la nostra democrazia”, sottolinea la vicepresidente, citando disinformazione, propaganda e possibili sabotaggi.

Tra le iniziative più recenti, le nuove norme su cloud e intelligenza artificiale introducono strumenti di valutazione dei rischi per i governi. E sul fronte della sicurezza delle infrastrutture, Bruxelles ha scelto l’Italia come hub di coordinamento per il monitoraggio dei cavi sottomarini nel Mediterraneo, considerati strategici per le comunicazioni.

(ha collaborato Marco Matteucci)
 

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