La strage di Crans, l’inchiesta si allarga ai mancati controlli

Si allarga all’amministrazione comunale di Crans-Montana il campo di indagine della procura generale del Cantone del Vallese sulla strage di Capodanno al Constellation in cui sono morte 40 persone, tra cui sei italiani, con 116 feriti, di cui 16 connazionali. Oltre alle responsabilità dei coniugi Jacques Moretti e Jessica Maric, proprietari del disco bar, indagati per omicidio, lesioni e incendio colposo e destinatari da venerdì di misure cautelari, ora l’attenzione degli inquirenti si rivolge dunque alle istituzioni. Soprattutto sul Comune che negli ultimi 5 anni non ha svolto i dovuti controlli di sicurezza, per stessa ammissione del sindaco Nicolas Féraud. Sotto la lente degli inquirenti anche l’articolazione dei livelli di responsabilità tra lo stesso Comune e il Cantone del Vallese, titolare della competenza legislativa sulla protezione contro gli incendi.

E a confermare che nelle ultime ore si è sviluppato un fitto scambio di documenti e informative tra il municipio di Crans-Montana e gli uffici del Pubblico Ministero di Sion è Nicole Bonvin Clivaz, albergatrice e vice sindaca del comune, che ammette le falle dell’amministrazione: “Sui controlli – dice – c’è stata una mancanza, non li abbiamo fatti e ammettiamo di non averli fatti e ci prendiamo la responsabilità per questa mancanza, Ma sarà l’inchiesta a dirlo, adesso non abbiamo ancora le vere risposte”. Secondo la numero due della stazione sciistica “l’inchiesta durerà molto, ci sono ancora molte cose da trovare e da dire, ora abbiamo recuperato tutto dagli archivi e abbiamo cercato di comprendere al meglio, abbiamo consegnato tutti i documenti, dobbiamo capire che in qualche ora abbiamo dovuto ricostruire 60 anni di storia e credo che l’abbiamo fatto con serietà e con la volontà di essere trasparenti”. Le dichiarazioni di Bonvin Clivaz tentano di rimediare alle polemiche sulla conferenza stampa di mercoledì scorso del sindaco Féraud, finito nella bufera per non aver chiesto scusa alle vittime. “Non ci sono scuse per non aver chiesto scusa, – ammette la vice – quando si è sulla linea di fuoco a volte si è maldestri, ma oggi noi dobbiamo farlo: siamo con le famiglie, siamo con le vittime, queste persone che soffrono”.

Oltre al nuovo fronte istituzionale, il cuore dell’inchiesta rimane la complessa posizione dei coniugi Moretti che venerdì sono stati interrogati per sei ore e mezza. Il pool di magistrati inquirenti, ora coordinato dalla procuratrice generale aggiunta Catherine Seppey, è in attesa che il Tribunale per le misure restrittive decida sugli arresti domiciliari chiesti per Jessica Maric. Mentre l’avvocato Patrick Michod, che difende Jacques Moretti, ora in carcere, presenterà un dossier per dimostrare l’assenza del pericolo di fuga. Davanti ai pm però l’imprenditore francese avrebbe fatto importanti ammissioni: un segnale di quello “spirito di collaborazione” che aveva promesso, ma anche un rischio di aggramento della sua posizione. Secondo la televisione svizzera Rts, Moretti avrebbe infatti confermato che proprio la notte dell’incendio di Capodanno la porta di servizio situata al piano terra della struttura era chiusa a chiave dall’interno. E di aver sostituito lui stesso la schiuma fonoassorbente che ha preso fuoco.

E se nella cittadina sciistica, imbiancata da una fitta nevicata caduta tra venerdì notte e sabato, continua l’ormai incessante pellegrinaggio di persone che depositano fiori e candele davanti al Constellation, divampa la polemica sull’ennesima vignetta di Charlie Hebdo, oggi dedicata alla tragedia di Capodanno. Il fumettista Salch ha disegnato due figure dai tratti caricaturali che rappresentano sciatori, accompagnate dalla scritta ‘Les brulés font du ski’ (Letteralmente: ‘Gli ustionati sciano’) in alto e ‘La comédie de l’année (‘La commedia dell’anno’) in basso: un richiamo al film comico francese del 1979 ‘Les Bronzés font du ski’ (‘I bronzati sulle nevi’), titolo cult che fece molto successo nel Paese.

 

Condividere.
Exit mobile version