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«La svolta» : due amici improbabili tra crime e teen drama nella serie Netflix (voto: 6½)- Corriere.it

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di Maurizio Porro

Uno scansafatiche sempre attento a evitare il confronto stringe un’amicizia con un gangster di quartiere che si intromette nella sua vita

«La svolta» opera prima di Riccardo Antonaroli, dal 20 ottobre su Netflix dopo essere passato al Festival di Torino, è un film di genere crime ma con evidenti ambizioni che spaziano dalla letteratura al cinema di cui porta il peso di molti cliché. Si citano Sofocle e Tolstoj, scusate se è poco, e in quanto alla cinefilia c’è un misto in cui emerge la stima per Dino Risi, un grande della nostra commedia e non solo, ma nella stanza del depresso protagonista che si trova invischiato in un episodio di cronaca nera alla Garbatella, svettano anche altri due poster, «La scala a chiocciola» grande thriller di Siodmak e poi, chissà perché, anche «La dottoressa al distretto militare» come omaggio al filone pseudo erotico all’italiana.

La prima vittima è il timido Ludovico, che già tale appariva nelle strofette di De Sica, quello vero, Vittorio, perché gli capita in casa un malvivente in cerca di riparo dopo aver scippato un pericoloso gangster di quartiere che gli sguinzaglia contro i suoi piccoli boss pronti a uccidere. Sono ore disperate, come nel film di Wyler, il ragazzo, disegnatore e appassionato di grafica e fumetti, è sequestrato in casa, ma ben presto c’è un’osmosi caratteriale e il nuovo venuto, con la sua aria padronale, macha e primordiale, lo aiuta a disincantarsi verso il mondo e anche verso la vicina cui non ha il coraggio di dichiararsi e che sarà, con la sua sfacciata amica spagnola, la causa del disastro.

Il film deve subire il peso del genere criminale capitolino di cui non se ne può più (lo dice anche il boss, il dialetto coatto romano anche no), i contorni sono tutti di maniera, i cattivi, tra cui Max Malatesta e Marcello Fonte, sono da graphic novel, hanno nomi didascalici, mentre e l’ultimo quarto d’ora non ha nulla da invidiare alle ecatombi di una tragedia elisabettiana. Ma se in questa periferia triste, che inizia e finisce con un rovescio di pioggia, i dati sono prevedibili e gli attori quasi marionette, funziona invece il tentativo di amicizia fra questi due coetanei così diversi. Uno nevrotico, con cappellino in testa, mingherlino e confusionario in casa e nei sentimenti; l’altro è un capo che si rovina con le sue stesse mani, sottovalutando le leggi della camorra nonostante abbia un fratello già disperso.

Ma il nascere di una amicizia tra questi due tipi così divisi dal destino è il motivo di interesse della storia scritta da Gabriele Scarfone e Roberto Cimpanelli, che in questo a riferimento plateale al «Sorpasso» di cui svetta il poster nella spyder di Gassmann e Trintignant, mentre l’ultimo disegno che si liquefa sotto la pioggia fa pensare a Charlot. Questa strana coppia, lo studente insicuro e il tracotante ragazzaccio di periferia che sogno la fuga in qualche paradiso terrestre, è ben gestita da due giovani attori che si danno la battuta con piacere, Brando Pacitto, il borghese perdente nato e Andrea Lattanzi, il proletario perdente nato. Nella colonna sonora un rapper romano, Carl Brave, Andrea Lattanzi ci mette del suo.

18 maggio 2022 (modifica il 18 maggio 2022 | 09:05)

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