
“Voglio evitare che ci siano molti morti”. È quanto avrebbe detto la voce maschile dall’accento straniero, che stamani ha telefonato al 112, segnalando che c’era una bomba nel Palazzo di Giustizia di Milano, dove poi non è stato trovato alcun ordigno. Le telefonate, quattro in tutto, sarebbero partite dalla zona Niguarda, stando alle prime attività di localizzazione delle celle. La Procura di Milano, diretta da Marcello Viola, e la Digos della Polizia stanno indagando, senza escludere alcuna ipotesi al momento, e sarà aperto a breve un fascicolo per le ipotesi di reato di procurato allarme e interruzione di pubblico servizio.
Dalle prime analisi le telefonate (da verificare se da uno o più numeri) sarebbero partite, dunque, dalla zona nord della città e gli inquirenti hanno riascoltato gli audio (due sono mute). In una di queste, in pratica, la voce dice di voler segnalare la bomba presente “nel palazzo, quello più grande”, perché non vuole avere troppi morti sulla coscienza.
Al momento, non si esclude nulla: dalla chiamata di qualche persona instabile fino a moventi legati ad attività che dovevano svolgersi a Palazzo. Si stanno verificando tutte le udienze che avrebbero dovuto tenersi. Un fascicolo per procurato allarme e interruzione di pubblico servizio sarà aperto dopo il deposito della prima annotazione della Digos. E’ presto, viene chiarito, per ipotizzare anche eventuali aggravanti di terrorismo, anche se pure su questo sono in corso accertamenti.
Da quanto è stato chiarito, spesso arrivano telefonate con segnalazioni simili, ma mai negli ultimi anni si era deciso, come è stato fatto oggi in accordo dalla procuratrice generale Francesca Nanni e dal procuratore Viola, di svuotare il Palazzo e di effettuare verifiche a tappeto per ore. E ciò per le modalità di quelle telefonate e anche per il clima internazionale. Per tutto il giorno l’attività del Palazzo è rimasta paralizzata e, oltre al rinvio di tutte le udienze, tre persone sono state liberate dalla Procura, perché stavano scadendo i termini degli arresti, ossia le 48 ore per le convalide in direttissima. Si trattava di piccoli spacciatori.
La telefonata – nella quale in sostanza una voce diceva ‘c’è una bomba in tribunale’ – è arrivata in Questura e i vertici degli uffici giudiziari milanesi hanno attivato subito il piano di emergenza. Tutte le persone presenti all’interno, centinaia, stanno mano a mano uscendo dal palazzo di giustizia e sono state interrotte tutte le attività, udienze comprese.
Alcune vie limitrofe sono state chiuse con dei nastri e le persone vengono invitate ad allontanarsi in attesa di tutte le verifiche delle forze dell’ordine.