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l’arma “letale” è la dopamina

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C’è una sostanza speciale che accomuna il sonno al piacere e alla dipendenza. È la dopamina che, oltre a regolare il modo con cui percepiamo il piacere, regola anche il modo con cui ci addormentiamo. Di conseguenza disfunzioni nella produzione di dopamina possono favorire disturbi come l’insonnia.


 

 

I meccanismi

A svelare questo inedito ruolo di quella che pensavamo fosse semplicemente il «neurotrasmettitore del piacere» è uno studio condotto da un gruppo di ricercatori giapponesi dell’Università di Tsukuba, i cui risultati sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista Science. In particolare, i ricercatori hanno svelato i meccanismi molecolari attraverso i quali la dopamina aiuta ad addormentarci. La chiave di questo processo è il passaggio, o meglio la transizione, tra la fase di sonno dal movimento oculare non rapido (Nrem) al sonno con movimento rapido degli occhi (Rem). Lo studio suggerisce che l’aumento dei livelli di dopamina in una regione chiave del cervello durante il sonno Nrem gioca un ruolo importante in questa transizione. Nei mammiferi, compreso l’uomo, il sonno è caratterizzato da periodi alternati di sonno Nrem e Rem. Il sonno Rem, la fase in cui di solito sogniamo, si verifica spesso dopo diverse fasi del sonno Nrem e questo ciclo continua fino al risveglio. Tuttavia, il modo in cui il cervello regola il sonno e il ciclo tra gli stati di sonno non è ancora chiaro.

 

 

Utilizzando la fotometria delle fibre – una tecnica che permette di osservare come le diverse sostanze penetrano all’interno delle cellule (i neuroni) anche in ambienti complessi, come il cervello umano – nel cervello dei topi, i ricercatori hanno osservato un aumento dell’attivazione della dopamina nell’amigdala basolaterale (Bla) del cervello appena prima della transizione dal sonno Nrem al sonno Rem, ma non prima della transizione Nrem-veglia. Questo, secondo gli studiosi, indicherebbe che la dopamina innesca l’inizio del sonno Rem. Ad ulteriore conferma, i ricercatori hanno utilizzato una tecnica particolare, chiamata optogenetica, che permette di «eccitare» e illuminare i neuroni mentre vengono attraversati dai neurotrasmettitori, in questo caso, la dopamina. In questo modo gli studiosi hanno verificato se questo processo fosse anche coinvolto nella cataplessia, un disturbo correlato alla narcolessia, che causa improvvisa e transitoria perdita del tono muscolare, con caduta a terra, inibizione dei movimenti volontari, assenza di riflessi tendinei, senza perdita della coscienza ma che fortunatamente si risolve in maniera spontanea dopo alcuni secondi o pochi minuti. Ebbene, i ricercatori hanno osservato che è proprio una alterazione del ciclo della dopamina in questa regione del cervello a innescare il processo nei topi narcolettici, mentre quelli sani non avevano alcuna alterazione.

 

 

Le cause

Tutte queste preziose informazioni, secondo gli scienziati, aprono la strada a nuovi possibili trattamenti terapeutici per i disturbi del sonno, come l’insonnia che si stima colpisca all’incirca 12mila persone solo in Italia. I disturbi del sonno sono così diffusi che non dovrebbe stupire il numero sempre più crescente di studi sull’argomento. L’obiettivo della comunità scientifica è di svelare pezzo per pezzo tutti i meccanismi coinvolti nel sonno e, di conseguenza, le cause che ne possono compromettere la qualità con effetti negativi sulla salute, dalle malattie cardiache fino a quelle neurologiche. Ad esempio è recente la scoperta del ruolo dei geni Sirt sul sonno. Soprannominati geni della longevità, sono responsabili della produzione delle sirtuine, una classe di proteine naturalmente presenti nel nostro organismo che regolano importanti vie metaboliche e sono coinvolte, tra l’altro, nell’invecchiamento e nello stress. Di riflesso hanno effetti benefici anche contro l’insonnia: aumentano il benessere generale e favoriscono il rilassamento e il sonno.

 

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