Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha rilanciato e reso ancora più dure le minacce di devastare l’Iran se non riaprirà lo Stretto di Hormuz, pur lasciando aperta la possibilità che la diplomazia possa ancora evitare misure che allungherebbero e renderebbero la guerra ancora più grave. “Abbiamo un piano, grazie alla potenza del nostro esercito, in base al quale ogni ponte in Iran sarà distrutto entro mezzanotte di domani, ogni centrale elettrica in Iran sarà fuori servizio, in fiamme, esplosa e mai più utilizzabile” ha dichiarato Trump durante una conferenza stampa durata un’ora e mezza alla Casa Bianca. Se gli attacchi avranno luogo, ha aggiunto, “ci vorranno 100 anni per ricostruirli”. L’attacco finale “potrebbe durare quattro ore”, ha detto il presidente. Prendendo indirettamente le distanze dalle parole pronunciate da papa Leone XIV, in risposta alla domanda di un giornalista Trump ha sostenuto che Dio appoggia il conflitto “perchè non vuole vedere la gente soffrire”. “Non piace a lui come non piace a me, non mi diverto”, ha aggiunto, ricordando di essere quello che ha “messo fine a otto guerre” e salvato “milioni di persone”. Ai giornalisti che chiedevano cosa pensasse delle accuse di non avere un piano, lui ha risposto: “Ho il piano migliore di tutti, solo che non lo rivelo ai media”

Nel corso del suo intervento, e nel botta e risposta con i giornalisti, il presidente ha lanciato anche messaggi contraddittori: prima ha affermato che gli Stati Uniti hanno “portato a un cambio di regime” e ha definito la nuova leadership “molto più intelligente” e “moderata” di quella precedente, però ha detto che i manifestanti “rischiano di essere ammazzati dal regime’. Allo stesso tempo Trump ha sostenuto che gli oppositori “dovrebbero ribellarsi da soli” ma anche dichiarato che “sono pronti a soffrire le conseguenze” della distruzione delle infrastrutture vitali “perche’ vogliono la liberta’”. Queste parole sono arrivate nelle ore in cui si è discusso a Washington di una proposta di accordo per un cessate il fuoco, ma da cui, ha chiarito Trump, non puo’ essere esclusa la riapertura dello Stretto di Hormuz, via d’acqua fondamentale per il passaggio delle super petroliere e “grande priorita’”. Tutto, alla fine, resta sospeso, mentre il conto alla rovescia per l’attacco più violento all’Iran va avanti.   Nel celebrare il salvataggio dell’ufficiale americano del jet abbattuto in Iran, risultato per ore disperso, il presidente ha fornito una serie di dettagli dell’operazione. Il tycoon ha detto di aver ordinato alle forze statunitensi di “fare tutto il necessario” per recuperare l’equipaggio dell’F15 abbattuto, definendo la decisione “rischiosa ma necessaria”. Ventuno aerei sono entrati nello spazio aereo iraniano “in pieno giorno” per sette ore, subendo pesanti colpi mentre cercavano il pilota e l’altro ufficiale. Il pilota e’ stato localizzato per primo e portato via da un elicottero HH60W Jolly Green. Il secondo membro dell’equipaggio, il colonnello, ferito in “modo piuttosto grave”, era finito in un’area “piena di terroristi della Guardia della Rivoluzione islamica”. Trump ha rivelato che l’ufficiale è riuscito a evitare la cattura, scappando per quasi 48 ore, arrampicandosi su terreni montuosi, curandosi le ferite e segnalando la propria posizione con un dispositivo speciale. All’operazione finale, arrivata dopo la conferma della localizzazione del colonnello da parte della Cia, hanno partecipato 155 aerei. “E’ stata un’operazione senza precedenti nella storia”, ha detto Trump, elogiando le forze americane, definite “le migliori al mondo”. Ma ha anche spiegato che la missione ha poggiato su uno stratagemma: l’inganno. Le forze statunitensi, con una gigantesca opera di depistaggio, hanno indirizzato le unita’ iraniane verso falsi obiettivi mentre il salvataggio dell’ufficiale e’ avvenuto in un’altra zona. Due vecchi aerei statunitensi sono rimasti bloccati nella sabbia bagnata e sono stati distrutti per evitare che la tecnologia sensibile venisse recuperata dall’Iran.

Donald Trump sembra aver individuato  il punto di rottura con la Nato, della quale è tornato a denunciare la scarsa collaborazione nella guerra contro l’Iran. Parlando in  conferenza stampa a Washington e rinnovando la sua “delusione” nei  confronti degli alleati, il presidente americano ha ricostruito:  “Sapete, tutto è iniziato, se volete sapere la verità, con la  Groenlandia. Vogliamo la Groenlandia. Loro non vogliono darcela. E io  ho detto: ‘Arrivederci'”. Trump si riferisce alle rivendicazioni dei  mesi scorsi, quando aveva minacciato di annettere l’isola territorio  autonomo danese, trovando il ‘muro’ degli europei, che forse per la  prima volta avevano risposto a muso duro al presidente.  “La Nato è una tigre di carta”, ha ripetuto Trump, convinto che il  presidente russo Vladimir “Putin non abbia paura dell’Alleanza: ha  paura di noi, molta paura, me lo ha detto spesso”. Il presidente è poi tornato ad accusare gli alleati di aver “fatto di tutto per non  aiutarci, non hanno nemmeno voluto fornirci delle piste di  atterraggio”. Diverso il discorso per il segretario generale della  Nato, Mark Rutte, che deve destreggiarsi tra le invettive di Trump  agli alleati e i suoi elogi al presidente: “Verrà a trovarmi  mercoledì, come sapete. È un tipo eccezionale. Il segretario generale  è fantastico”.

“In Venezuela ho un indice di gradimento mai raggiunto prima da nessun altro. Quindi, una volta finito questo lavoro qui, potrò andare in Venezuela. Imparerò velocemente lo spagnolo. Non ci vorrà molto. Sono bravo con le lingue e andrò in Venezuela. Mi candiderò alla presidenza”.  In precedenza aveva lodato i vertici di Caracas: “Siamo molto felici della persone che sta guidando il Paese. Le relazioni sono fantastiche, potrebbero andare avanti per molto tempo. Abbiamo 100 milioni di barili a Houston, proprio ora, pronti a essere raffinati”, ha concluso.

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