Ora il tempo stringe, ancora sette giorni, e terminerà – a norma di legge – il lasso di tempo concesso per le indagini preliminari, la raccolta di prove e testimonianze della Procura di Pavia che dovrà decidere (cerchio rosso su lunedì 28 settembre) se andare al rinvio a giudizio, un nuovo processo per omicidio, oppure una proroga delle indagini o ancora un’archiviazione per il 38enne indagato per l’omicidio di Chiara Poggi.
 

Gli ulteriori accertamenti disposti dalla Procura
Lo scorso maggio, il procuratore Fabio Napoleone rese noto che erano stati disposti ulteriori accertamenti dopo la chiusura delle indagini, già notificata a Sempio il 7 maggio.
 

Le prossime mosse 
Giorni turbolenti dunque, per le ultime disamine dei risultati delle consulenze affidate dai magistrati ai propri esperti, per verificare e approfondire quel che avevano ribattuto dopo la discovery degli atti i consulenti della difesa: la ricostruzione della scena del crimine, la possibile dinamica dell’omicidio, e le presunte tracce che ricondurrebbero ad Andrea Sempio, quel giorno del 2007 in cui fu assassinata Chiara Poggi. 

 

Le carte della Procura
La compatibilità o meno del piede dell’indagato con le impronte delle suole a pallini delle scarpe dell’assassino, le tracce genetiche, oltre all’ulteriore consulenza affidata dalla Procura allo psichiatra Roberto Catanesi, su base documentale senza colloquio con l’indagato, per rispondere ai tre quesiti sulla capacità d’intendere e di volere al momento dei fatti e sulla presenza di eventuali disturbi o alterazioni di personalità. 

Dna e impronta 33, il cuore dell’inchiesta
Il punto dirimente e davvero decisivo, da cui è partito – sembra – tutto, è quel Dna maschile recuperato sulle unghie di Chiara Poggi, analizzato nelle nuove indagini e ritenuto compatibile con la linea genetica maschile della famiglia Sempio (e incompatibile con Alberto Stasi e con i Poggi)

La questione decisiva è stabilire origine, qualità e significato della traccia e soprattutto se possa essere collegata all’aggressione.  

 

Cosa succederà ora 
Se non sarà chiesta una proroga dei termini, entro partirà la richiesta al Gip per il rinvio a giudizio (o in alternativa teorica, l’archiviazione), richieste che comunque non è la Procura a dover rendere note alle parti ma direttamente il Gip.

 

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