A Montecitorio secondo giorno di votazioni sugli emendamenti alla riforma della legge elettorale, bocciato quello dei deputati vicini a Vannacci sulle preferenze. Con 233 no e 139 sì, numeri alla mano però, i voti favorevoli sono stati superiori a quelli del gruppo di futuro nazionale. 

Sì unanime al voto degli italiani fuori sede, ma non si placano le polemiche. Dopo il caso dei franchi tiratori nella maggioranza, Fratelli d’Italia tiene il punto. “Fratelli d’Italia e Giorgia Meloni si sono battuti per reintrodurre le preferenze dopo 30 anni di liste bloccate. Purtroppo ha vinto la palude a chi piace tanto alla sinistra, ma siamo fieri della battaglia fatta in nome e per conto degli italiani”. Un peccato i franchi tiratori, commenta da Forza Italia Taiani, ma nessuna conseguenza sul governo. “Verificheremo quello che è successo, ma questo non tocca la coalizione di centrodestra che è unita e continuerà a governare”. 

Per la Lega è stata persa un’occasione, spiega Dorigon. Se si può, l’emendamento va ripresentato in Senato. Non drammatizziamo, questa legge elettorale darà stabilità all’Italia, commentano i moderati, ma per le opposizioni non esiste più una maggioranza. Con il voto sull’emendamento di Futura Nazionale attacca il PD, si è spaccata nuovamente. Il governo è in cortocircuito, il paese è senza guida, si vada al voto, dicono. 

I Cinque Stelle, che protestano anche in Senato, rivendicano il voto ai fuori sede è nostra storica battaglia. E Conte chiede a Meloni le dimissioni. “L’unica vera palude è quella in cui hai sprofondato il paese. Chiunque nella tua posizione ne avrebbe tratto le conseguenze. Avrebbe rimesso il mandato, sarebbe andato al Quirinale”. 

Per Verdi Sinistra la legge elettorale è stata la Caporetto di Meloni. “Giorgia Meloni non si occupa dei problemi degli italiani, pensa solo al potere, ma ha dimenticato i problemi, la sanità pubblica, gli stipendi che sono tra i più bassi d’Europa”. Vertice dei leader di PD Cinque Stelle e Verdi Sinistra sulle strategie parlamentari da attuare. Polemica per la mancata diretta a TV per le dichiarazioni di voto finali. La maggioranza vuole nascondere il suo tracollo, l’accusa.

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