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Long Covid, cos’è? Quanto dura? Dalla stanchezza alla mialgia, ecco i sintomi più frequenti

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Stanchezza, tosse, senso di costrizione toracica, affanno, palpitazioni, mialgia e difficoltà di concentrazione: sono questi i sintomi più frequenti del Long Covid, cioè di quella sindrome che tocca chi ha passato l’infezione da coronavirus. Una situazione che può durare per lungo tempo, anche per mesi. Il vaccino, anche in questo caso, può essere utile: riduce i sintomi nella fase acuta e, quindi, taglia quelli del post-infezione.


La malattia può essere continua, recidivante e remittente. Secondo quanto spiegano alcuni ricercatori indiani in uno studio sulla rivista scientifica “Research&Reviews”, si tratta di quell’intervallo di tempo tra il recupero microbiologico e il recupero clinico. A seconda della durata dei sintomi, può essere suddiviso in due fasi: il Covid post-acuto (più di 3 settimane ma meno di 12) e il Covid cronico (più di 12 settimane).

È stato un lavoro italiano pubblicato su Jama da parte dei medici del Policlinico Gemelli di Roma, Angelo Carfì, Roberto Bernabei (presidente di Italia Longeva) e Francesco Landi (presidente della Società Italiana di Gerontologia e Geriatria) ad aver rilevato che l’87% delle persone guarite o dimesse mostrava la persistenza di almeno un sintomo anche fino a due mesi. Di questi, il 53% diceva di sentirsi affaticato, il 44% di avere avuto un peggioramento della qualità della vita, il 43% ha accusato dispnea, il 27% dolore articolare, il 21% dolore toracico e poi tosse, eruzioni cutanee, palpitazioni, mal di testa, diarrea e formicolio. La ricerca scientifica nel corso dei mesi ha dimostrato che questi sintomi sono più frequenti tra coloro i quali hanno avuto un decorso più grave della malattia.

Long Covid, i sintomi: come riconoscerli, quanto durano e cosa accade dopo la guarigione

Un lavoro della University of the West of Scotland ha identificato più di 100 sintomi del Long Covid. Nella ricerca (una revisione sistematica pubblicata su Frontiers in Medicine) emerge che dieci studi avevano riportato sintomi cardiovascolari, quattro sintomi polmonari, 25 sintomi respiratori, 24 hanno segnalato sintomi correlati al dolore, 21 affaticamento, 16 sintomi di infezione generale, 10 disturbi psicologici, nove deterioramento cognitivo, 31 un deterioramento sensoriale, sette un disturbo dermatologico, 11 un danno funzionale.

I fattori di rischio

La persistenza di più di cinque sintomi nella fase acuta è legata a un aumentato rischio del Long Covid, come anche la presenza di altre malattie pregresse. Un contributo pubblicato sul British Medical Journal ha sottolineato come il rischio di long Covid fosse maggiore nelle donne che negli uomini e che le persone più anziane possono soffrirne più spesso.

L’affaticamento

L’affaticamento profondo è un problema comunissimo tra chi si è negativizzato dal virus Sars Cov-2. Si tratta di un sintomo che sembra simile a quelli di altre infezioni come l’ebola, l’influenza, la Sars e la Mers. Giusto per fare un esempio, fino al 40% dei pazienti che guarirono dalla Sars del 2003 ha sofferto di sindrome da stanchezza cronica (dunque, con il sintomo che è proseguito per più di sei mesi dalla malattia).

Le complicazioni respiratorie

L’infezione da Sars Cov-2 può causare varie complicazioni polmonari, come la tosse cronica fibrotica, le bronchiectasie e le malattie vascolari polmonari. La mancanza di respiro in forma cronica può essere il segno di un coinvolgimento degli organi respiratori. Il Covid può portare anche la fibrosi polmonare.

Le complicazioni cardiache

Come precisa lo studioso Richard C. Becker in un suo intervento sul Journal of Thrombosis and Thrombolysis,i problemi cardiaci comuni nei pazienti con Covid includono quelli legati alla frequenza cardiaca, miocardite e pericardite, infarto del miocardio, insufficienza cardiaca, aritmie pericolose per la vita e morte cardiaca improvvisa o l’aneurisma. Molti di questi possono manifestarsi anche nel Long Covid.

Gli effetti su gusto e olfatto

Uno studio italiano ha dimostrato che in quasi una persona su 4 i disturbi dell’olfatto dopo il contagio da Sars-Cov-2 possono restare anche per un anno e più. E spesso si tratta di persone che hanno avuto una forma di Covid associata a cefalea e confusione mentale. I dati sono stati pubblicati sulla rivista “Brain Sciences” e sono stati analizzati dagli studiosi dell’Università di Catania, dell’azienda ospedaliera San Giovanni-Addolorata, dell’Università del Michigan e della Wayne State University di Detroit.

Le complicazioni sulla salute mentale

Chi ha affrontato il Covid ha un rischio del 60% più alto di sviluppare disturbi mentali entro un anno dall’infezione. Ansia, depressione e problemi di sonno i più frequenti. Lo dice una ricerca pubblicata sul British Medical Journal che evidenzia come il rischio sia maggiore tra chi ha avuto una forma severa di malattia, ma emerga anche tra coloro che non hanno avuto bisogno di ricovero ospedaliero. Nel dettaglio, lo studio mostra come, a meno di un anno dall’infezione, tra i guariti si registri un aumento di diagnosi o prescrizione di farmaci per disturbi mentali pari a 64 casi in più ogni 1.000 persone rispetto a chi non ha contratto il virus. In particolare, tra chi si era ammalato è stato riscontrato un incremento di 24 casi di disturbi del sonno per 1.000 persone, di 15 casi per 1.000 di sintomi depressivi, di 11 per 1.000 di declino neurocognitivo e di 4 per 1.000 di disturbi da uso di sostanze (esclusi gli oppioidi).

Le cure

Per gli studiosi il trattamento richiede un approccio di tipo multidisciplinare, proprio perché i sintomi possono essere tutti diversi. Alcuni (i più leggeri) possono essere trattati con farmaci blandi (come, per esempio, i sedativi della tosse o il paracetamolo). Altri con antibiotici (nel caso in cui ci sia una infezione batterica ‘nascosta’) o con cure più complesse. Ma al centro possono esserci anche la fisioterapia toracica e la neuroriabilitazione. Tutte, però, devono passare dal medico (quello di base o specialista), che conosce la storia clinica, che sa come agire e che segue le novità della ricerca e le indicazioni delle autorità sanitarie. 

 

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