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Home » Manovra, i vicepremier Tajani e Salvini non ci stanno
Politica

Manovra, i vicepremier Tajani e Salvini non ci stanno

Di Sala Notizie10 Novembre 20254 min di lettura
Manovra, i vicepremier Tajani e Salvini non ci stanno
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Manovra, i vicepremier Tajani e Salvini non ci stanno

Non si placano nel centrodestra i malumori degli alleati di Giorgia Meloni, la manovra 2026 sta per arrivare in parlamento e sia Forza Italia che la lega mettono le mani avanti: questa manovra non ci piace e la vogliamo cambiare. Nonostante il Ministro del Tesoro e responsabile dell’estensione della manovra si il leghista Giancarlo Giorgetti, questa manovra se l’è intestata tutta il partito della premier.

Gioco facile per Tajani prenderne le distanze, soprattutto in tempi di campagna elettorale per le regionali: “La manovra la scrivono il governo e Parlamento, poi si possono migliorare alcune cose e così sarà. C’è già una convergenza sull’idea di poter migliorare – così il vicepremier e ministro degli Esteri, a Bari per le regionali – L’ho detto anche al ministro Giorgetti, noi faremo le nostre proposte. Io mi riferisco soprattutto alle forze dell’ordine, all’articolo 18 e agli affitti brevi. Quindi no tasse sulla casa, non una doppia tassazione sui dividendi e aumenti per le forze dell’ordine”.

Non si è mostrato da meno l’altro vicepremier, Matteo Salvini, anche lui a Bari sempre per la campagna elettorale, ma che mette in discussione l’intera architettura di politica estera del governo di cui fa parte: “Dover fare delle leggi di bilancio dove dobbiamo trovare dei miliardi di euro per comprare missili, carri armati e sommergibili, non è la mia legge di bilancio – ha detto il vicepremier e leader della Lega – Per difendere i confini? Certamente, però il governo italiano dice che non esistono solo i confini a Est da difendere, il problema italiano non è l’invasione dei carri armati da Mosca, il problema italiano è l’invasione in corso da parte di un’orda di clandestini che poi ci portano problemi nelle nostre case, nelle nostre piazze”.

Per Fratelli d’italia ha parlato il senatore Nicola Calandrini, presidente della commissione Bilancio. Fingendo di rispondere a Piero De Luca, deputato Pd e segretario regionale Pd Campania che aveva parlato di una manovra fatta solo di austerity, tasse e iniquità, ha ricordato agli alleati di governo che il primo obiettivo di Giorgia Meloni quest’anno sono i conti in ordine: “Definire questa manovra di bilancio ‘di austerità significa ignorare la realtà dei numeri e il contesto in cui l’Italia si trova a operare. Tenere i conti in ordine non è austerity, ma buon senso”.

Le faide interne alla maggioranza sono sempre una buona notizia per le opposizioni, infatti se ne approfitta Chiara Braga, capogruppo del Pd alla Camera, che maramaldeggia: “Salvini sfiducia Giorgetti, dice che non è la sua manovra. Chiede di rivederla sul fronte rottamazione, sicurezza e pensioni. Non una parola sulle vere carenze della legge di bilancio, la più piccola degli ultimi anni: zero per la casa, zero per il trasporto pubblico locale, tutte cose di cui Salvini dovrebbe occuparsi. Non c’è una strategia per lo sviluppo e mancano del tutto le politiche industriali. Il taglio delle tasse è irrilevante, mentre come da tre anni a questa parte sono consistenti i tagli a sanità e welfare”.

Il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, ha poi replicato alle parole del ministro Giorgetti sulla condizione dei redditi medi, sottolineando la sproporzione tra tassazione e restituzione: “Uno che prende 40.000 euro, e non è un ricco, dal 2023 al 2025 ha pagato 3.500 euro di tasse in più che non doveva pagare. E adesso gli stanno dando 18 euro al mese, 340 euro quando ne ha pagati 3.500 in più”. Non voler restituire il surplus di tasse – ha concluso Landini – vuol dire “fare una scelta politica, vuol dire che tu stai privilegiando 500.000 ricchi contro 40 milioni di persone oneste che pagano le tasse, che lavorano e che tengono in piedi questo Paese”.

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