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«Mascherine al chiuso per salvare l’estate. La curva risalirà, soprattutto tra giugno e luglio»

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Professor Ricciardi il governo ha annunciato il calendario che, nel giro di due mesi, ci porterà a dire addio al Green pass e alle restrizioni anti-Covid. Mascherine incluse. Cosa ne pensa?
«Il passo fondamentale compiuto dal governo è stato dare a questo calendario una gradualità e, soprattutto, sottolineare di essere sempre pronto ad adattare le proprie decisioni alla curva epidemica. È importante perché già oggi la circolazione del virus non è solo forte ma anche in crescita. Alla luce dei dati attuali già a maggio ci troveremo a fronteggiare un momento delicato perché con l’eliminazione delle mascherine anche al chiuso e la liberalizzazione dei comportamenti è probabile che una risalita dei contagi ci sarà».


 
Molti Paesi che hanno varato da tempo l’eliminazione delle misure anti-Covid fanno ora i conti con un’impennata dei casi. L’Austria da domani re-introdurrà l’obbligo di Ffp2 al chiuso. È lo stesso scenario in cui rischiamo di ritrovarci?
«Servirà sempre attenzione o saremo costretti anche noi a un passo indietro. Lo scenario e le dinamiche sono chiaramente simili. Ed è per questo che, ad esempio, io resto del parere che noi dovremmo tenere le mascherine al chiuso (da maggio non più obbligatorie ndr) almeno fino a giugno. Credo che più in là sarà una decisione che il governo dovrà prendere. Lo stesso penso varrà per il Green pass per i luoghi al chiuso e affollati. Ma ripeto, si deciderà al momento opportuno». 
Una delle poche misure non calendarizzate dal governo – ma introdotte da altri paesi – è l’eliminazione delle quarantene anche per i positivi. Troppi rischi?
«Che la via inglese nell’affrontare la pandemia sia da sconsigliare lo dimostrano i numeri. Nel Regno Unito la curva è ripartita in maniera forte, anche per quanto riguarda le ospedalizzazioni. Per cui non avrebbe senso ragionare in questi termini ora anche in Italia».
Omicron 2 è già diventata prevalente in 7 regioni. Dobbiamo preoccuparci?
«Dobbiamo continuare a osservare. Questa variante è più contagiosa, con il risultato che ora il Sars-Cov2 ha una contagiosità paragonabile a quella del morbillo e ogni persona ne contagia 15 o 16. Proprio per questo sottolineo che dobbiamo essere pronti a reintrodurre alcune delle restrizioni anti-Covid in caso di necessità. Diciamo che però dal punto di vista delle ospedalizzazioni sembra in tutto e per tutto simile a Omicron 1, per cui non toglie ne aggiunge preoccupazione. Tuttavia è chiaro che se viene lasciata dilagare porterebbe ad un aumento dei ricoveri, ma sono certo che non lo faremo». 

Dice che maggio sarò un mese delicato. Teme per l’estate?
«Potrebbe verificarsi che la risalita avvenga nei mesi estivi turistici e quindi qualcuno dei programmi stabiliti per far ripartire le imprese può essere che andrà rivisto. Del resto se togli le mascherine a maggio ci sarà una risalita il cui picco è prevedibile proprio tra giugno e luglio. Nonostante in estate si tenda a stare più all’aperto e quindi diminuiscono le occasioni di contagio, senza limitazioni, rispetto agli anni scorsi, anche la bella stagione nasconde delle insidie».
Il 31 marzo termina lo stato di emergenza. Come valuta la gestione della pandemia? Con due differenti governi a guidare sono cambiati anche gli approcci.
«Devo dire che entrambi i governi hanno seguito l’evidenza scientifica. E quindi abbiamo evitato clamorosi errori a differenza ad esempio dell’Inghilterra ma anche degli Stati Uniti, dove hanno avuto oltre un milione di morti, di cui 850mila evitabili perché non si sono vaccinati. Ci fossimo comportati in quel modo avremmo avuto anche noi il doppio o il triplo dei decessi. Tornando ai nostri governi, è evidente che il secondo, quello guidato da Mario Draghi, si è caratterizzato per una gestione ottimale della campagna vaccinale. Questa è stata la svolta che oggi ci permette di essere più tranquilli. Ed è per questo che ora mi preoccupa un po’ la chiusura della struttura commissariale che aveva garantito un’omogeneità di approvvigionamento in tutto il Paese. Ora ci auguriamo resti così, ma le Regioni italiane sono molto differenti tra loro. Speriamo non vi sia una disuguaglianza nelle possibilità offerte ai cittadini».
Da aprile non ci saranno più né il Comitato tecnico scientifico né il commissario Figliuolo. Lei? Resterà consulente? 
«Andrebbe chiesto al ministro (ride ndr). C’è stima e non lavoriamo solo alla pandemia, per cui suppongo proprio di sì». 
L’Oms e diverse altre autorità sanitarie hanno ripetuto più volte che per sconfiggere la pandemia avremmo dovuto vaccinare il 70% del mondo entro la metà di quest’anno. Non ci siamo neppure vicini però.
«È la spada di Damocle che ci pende sulla testa. Nella prateria dei paesi poco vaccinati il virus continuerà a diffondersi e prima o poi una variante ce la farà pagare. Tutto perché non ci sono abbastanza vaccini a causa dei brevetti. Ad esempio l’hub produttivo dell’Oms in Sud Africa non può entrare in funzione».
All’inizio della campagna vaccinale si era provato, anche con molti investimenti pubblici, a far diventare l’Italia un hub produttivo di vaccini in Europa. Com’è finita? 
«La nostra capacità decisionale rispetto all’intraprendenza di altri Paesi ci ha penalizzato. Francia, Belgio, Olanda e Svizzera a differenza nostra hanno stretto accordi rapidamente. Da noi c’è stata buona volontà, ma la burocrazia ha bloccato tutto». 

 

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