Oggi il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara partecipano ad Amatrice alla cerimonia nazionale di inaugurazione dell’anno scolastico 2026/27. Una scelta dal forte valore simbolico: sono trascorsi dieci anni dal terremoto che nel 2016 devastò il Centro Italia, provocando 299 vittime, 365 feriti e circa 40mila sfollati.

La cerimonia si svolge all’Istituto omnicomprensivo “Sergio Marchionne”, costruito nella frazione di San Cipriano dopo che il sisma aveva distrutto lo storico plesso Romolo Capranica. L’appuntamento offre anche l’occasione per fare il punto sulla sicurezza antisismica delle scuole italiane, attraverso gli ultimi dati disponibili del Portale unico del ministero dell’Istruzione, relativi all’anno scolastico 2023/24 ed elaborati da Tuttoscuola.

Terremoto, quasi metà degli edifici scolastici senza certificazione statica

A 24 anni dalla tragedia di San Giuliano di Puglia, a 17 anni dal terremoto de L’Aquila e a 10 da quello di Amatrice, qual è lo stato delle certificazioni antisismiche negli edifici scolastici italiani?

Il certificato di idoneità statica (CIS) di un edificio è un documento che attesta le condizioni di sicurezza delle strutture portanti di un fabbricato, in base alle norme in vigore al momento della costruzione dell’edificio. Non è obbligatorio per gli immobili costruiti prima del 1967, a meno che, successivamente, siano state apportate modifiche all’edificio. Ne dispongono il 53,3% degli edifici scolastici.  Il progetto antisismico è, in pratica, la “carta d’identità strutturale” di un edificio costruito in zona sismica (quindi in tutta Italia): serve a dimostrare che la scuola sarà in grado di resistere a un terremoto secondo le normative vigenti. Ne dispongono il 12,7% degli edifici scolastici (circa 5 mila su 40 mila). In Abruzzo solo il 10,8%, in Sardegna solo 11 edifici su 1.645 (lo 0,7%).

I dati si riferiscono all’a.s. 2023-24, gli ultimi resi disponibili dal Mim. I proprietari degli edifici scolastici statali sono i Comuni (scuole del primo ciclo) e le Province (scuole del secondo ciclo). Spetta ad essi quindi garantire la sicurezza all’interno degli immobili, a partire dall’ottenimento dei certificati di sicurezza previsti dalla legge. Il Ministero dell’istruzione è di fatto “ospite” degli edifici, e non compete ad esso ottenere le certificazioni. 

Le situazioni estreme vedono Aosta al vertice con l’87,2% degli edifici scolastici che hanno effettuato il collaudo statico, e il Lazio al 28% (soltanto 896 edifici su 3.203 con il CIS). Sopra la media nazionale le regioni settentrionali, esclusa Liguria; sotto la media le regioni meridionali, escluse Molise e Abruzzo. La progettazione antisismica è correlata indubbiamente anche ai rischi sismici del territorio, secondo le quattro zone (pericolosità decrescente dalla 1 alla 4), definite dal d.lgs. 112/1998 e DPR 380/2001. Più precisamente, in base alla normativa specifica, i Comuni sono stati suddivisi in quattro zone sismiche, secondo il grado di intensità sismica. Grazie al Portale unico che riporta per ogni edificio scolastico la posizione di classificazione (da 1 a 4) in base alla zona sismica del territorio comunale in cui la struttura si trova, è possibile individuare e valutare, in particolare, gli edifici che si trovano nelle zone di maggior rischio sismico, cioè la 1 e la 2.

Nella zona 1, classificata come quella a maggior rischio sismico, sono presenti 2.865 edifici scolastici; nella zona 2 ne sono presenti 15.014. Risulta notevolmente sotto la media generale del 49,4% la percentuale di edifici che hanno realizzato il collaudo statico. “Trattandosi di edifici che si trovano nelle zone con il più elevato rischio sismico, il dato è, a dir poco, sorprendente” si legge nell’analisi di Tuttoscuola.

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