La Procura di Milano contesta al poliziotto Carmelo Cinturrino oltre 30 capi di imputazione, tra cui l’omicidio di Abderrahim Mansouri del 26 gennaio nel bosco di Rogoredo, ora anche con “l’aggravante della premeditazione”. Tra le accuse al 41enne ci sono anche sequestro di persona, detenzione e spaccio di droga, estorsione, concussione, percosse, arresto illegale, calunnia, falso, depistaggio e rapina. Sono 43 in totale i capi di imputazione a carico dell’assistente capo e degli altri sei poliziotti indagati, da quanto emerge dalla richiesta di incidente probatorio del pm Giovanni Tarzia.

Altri due agenti indagati

Si allarga ad altri due agenti del Commissariato di polizia Mecenate l’indagine della Procura di Milano. Le nuove iscrizioni, di cui una per falso a carico di una poliziotta, sono legate alla richiesta di incidente probatorio notificata in queste ore per convocare almeno otto testimoni, tra pusher e tossicodipendenti, in modo da cristallizzare i loro racconti. Tra le nuove accuse ci sarebbe anche quella di un arresto illegale. Gli indagati quindi, incluso Cinturrino, salgono a sette.

Il Riesame decide sulla richiesta di arresti domiciliari per Cinturrino

Cinturrino, 41enne originario di Messina in servizio da anni a Milano, ha sempre respinto le accuse: definisce “fango” e “infamia” le voci su richieste di pizzo, soldi e stupefacenti agli spacciatori per lasciarli operare indisturbati. Ai suoi nuovi avvocati Marco Bianucci e Davide Giuseppe Giugno ha ribadito la propria innocenza, parlando di “atteggiamenti vendicativi” legati alla sua repressione dello spaccio. Riguardo all’omicidio, i legali insistono su “una tragedia” senza intenzione di uccidere, forse una legittima difesa mal interpretata

Intanto è slittata a domani, 17 marzo, l’udienza fissata inizialmente per il 9 marzo davanti al Tribunale del Riesame di Milano, per discutere la richiesta di arresti domiciliari avanzata dalla difesa.

L’indagine punta a verificare se Cinturrino avesse complici o coperture interne al Commissariato, su cui la magistratura ha acceso un faro. Intanto, i quattro colleghi indagati sono stati trasferiti a incarichi non operativi in sedi diverse.

Trasferito il dirigente del Commissariato

L’inchiesta sull’omicidio del pusher 28enne, per cui è accusato l’assistente capo della Polizia, si era già allargata a inizio mese. Da mercoledì 4 marzo Osvaldo Rocchi non è più dirigente del commissariato Mecenate, presidio in cui prestava servizio Cinturrino insieme ai quattro agenti indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso: è stato messo a disposizione della Questura di Milano in attesa di nuovo incarico. Il questore Bruno Megale ha avviato l’iter per nominare il successore nei prossimi giorni.

La Procura di Milano, coordinata dal pm Giovanni Tarzia e dal procuratore Marcello Viola, sta passando al setaccio un’intera area della città: da via Mecenate a piazza Corvetto fino a Calvairate. Si raccolgono testimonianze a tappeto, non solo da tossicodipendenti e spacciatori arrestati da Cinturrino, ma da chiunque lo abbia “incrociato” in operazioni antidroga. Quattro persone sono state convocate in Procura in due giorni: si cercano riscontri su presunti pestaggi (incluso un video di un disabile malmenato), sequestri indebiti di denaro e droga.

La polizia Scientifica è al lavoro alla ricerca del Dna di Cinturrino su un martello e una  mazza trovati in un’auto della polizia. Si tratta di una ricerca genetica per verificare alcune dichiarazioni a carico dell’egente, descritto da alcuni testimoni come una persona capace di aggressioni contro pusher e consumatori di droga.

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