Nanni Moretti diventa attore per Francesca Archibugi- Corriere.it

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di Valerio Vappelli

Il regista lascia la cinepresa per «Il Colibrì»: «È la sesta volta che lei mi chiedeva di interpretare un ruolo e a un certo punto ho voluto dire sì. E’ bello stare solo in scena»

A Nanni Moretti lo si nota di più se…viene o non viene, parla o non parla? Si chiedevano smarriti i suoi pretoriani.. Lui è l’analista, «il deus ex machina», come dice Francesca Archibugi, la regista di Il Colibrì che ieri ha aperto la Festa del Cinema, da oggi nelle sale per 01 in ben 460 copie. Lei svela di aver impiegato «dieci pranzi per convincere Nanni a entrare nel film. Quando c’è lui, qualsiasi film si morettizza, ogni ruolo che porta è ciò che rende speciale i personaggi». Lui, in maglione rosso, tiene a puntualizzare che «è la sesta volta che Francesca mi chiedeva di interpretare un ruolo e a un certo punto ho voluto dire sì. E’ bello fare solo l’attore».

Un amore platonico (ci sono altri temi: rimpianti, sensi di colpa, eutanasia) che si muove dal 1970 fino a un possibile futuro, al 2030. Protagonista di un a storia corale su una borghesia per una volta non strapazzata che odora di Capalbio, su un amore platonico, non consumato che si rincorre per tutta la vita, è Pierfrancesco Favino, che del suo oculista dice: «E’ un uomo come ce ne sono tanti, che se non si innamorano non si eccitano, è una mascolinità non raccontata spesso, che non ruota attorno all’ossessione del sesso e io mi ci sento in armonia». La moglie è Kasia Smutniak, la donna del sogno è Bérénice Bejo. Un’uscita importante, dietro c’è il romanzo di Sandro Veronesi, non era facile tradurlo in immagini: «Qui si racconta la borghesia con tenerezza e pietà»; c’è fedeltà ai salti della narrazione, «non racconta dritto per dritto e ha corso rischi maggiori dei miei, va sempre tenuto conto che lo spettatore paga e ha tutte le ragioni per dire non ho capito».

Ci ha vinto lo Strega nel 2020, e le sale continuano a essere deserte. «Sono in apprensione – dice Archibugi – noi abbiamo doveri e nessun diritto, se non andrà bene sarà solo colpa nostra, si è persa l’abitudine di andare al cinema, l’altra sera c’eravamo solo e mio marito, che evento collettivo è, se le sale non sono piene, se resta un giocattolo per tredicenni? Vedere un film, per me, è ancora come leggere un libro. Vorrei che tutto questo non morisse». Si accoda Favino: «Andrebbe sostenuta l’educazione cinematografica in alcune scuole, non intendiamo per forza insegnare cinema ma i film aggiungono comprensione alle materie». E poi prende la parola «Lui», Nanni Moretti: «Continuo a preferire la sala, visto che ne ho una che fatica a essere in vita. In Francia c’è una distanza di 15 mesi tra uscita e piattaforme: in Italia zero. Ci vuole un clima e delle leggi». Dimenticata all’incontro la splendida Laura Morante, madre di Favino piccolo: «Sono l’unica a non aver letto il libro, questa donna mi è simpatica perché preferisco gli egoisti agli altruisti, sono meno dannosi»

13 ottobre 2022 (modifica il 13 ottobre 2022 | 20:25)

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