Sono in aumento in Italia i casi di celiachia. Secondo i più recenti dati contenuti nella “Relazione annuale al Parlamento sulla celiachia – anno 2024”, pubblicata sul sito del ministero della Salute, il numero di soggetti celiaci ha raggiunto quasi la quota di 280 mila pazienti: di questi, 85.238 sono maschi e 194.274 femmine. Il saldo delle diagnosi è positivo per quasi 14mila unità: a causare questo aumento sarebbe soprattutto il ritorno ai test, dopo lo stop fatto registrare negli anni della pandemia di Covid-19. Il documento inoltre mette in evidenzia il tema di costi, con quasi 273 milioni di euro spesi dal Sistema sanitario nazionale per erogare gli alimenti senza glutine in esenzione.

 

 

 

Numeri sottostimati: 300mila persone malate senza saperlo

Ma i numeri, afferma l’Associazione italiana celiachia (Aic), sono sottostimati dal momento che si calcola che circa altre 300mila persone siano malate senza saperlo. Un quadro che pone delle sfide, a partire dai costi degli alimenti senza glutine, che i pazienti chiedono di abbassare. La prevalenza nazionale della celiachia è arrivata allo 0,47% della popolazione e le Regioni in cui si è registrata la prevalenza più elevata sono la Valle D’Aosta (0,59%), seguita da Toscana (0,58%) e Umbria (0,54%). “Il dato epidemiologico rassicurante che emerge – si legge nel documento – è che il numero delle diagnosi del 2024 ha superato il dato del 2019, che significa che la popolazione è tornata nei presidi sanitari per sottoporsi alle indagini diagnostiche come accadeva nel periodo pre-pandemico”. 

Il programma di screening 

Nel 2023 il Parlamento ha inoltre previsto lo sviluppo di un programma di screening per l’individuazione precoce dei casi di celiachia in età pediatrica. I primi risultati, se pur in scala ridotta, sono stati raccolti dall’Istituto Superiore di sanità nell’ambito di un progetto pilota che ha coinvolto 4 Regioni: Lombardia, Marche, Campania e Sardegna. In totale sono stati arruolati 5.535 bambini: il 3,9%dei bambini esaminati ha presentato un risultato potenzialmente indicativo di celiachia. Nel complesso, la celiachia ha confermato una prevalenza maggiore nella popolazione femminile con il 59,8% delle positività. L’analisi genetica ha inoltre evidenziato che il 44% dei bambini è geneticamente predisposto, con una percentuale particolarmente elevata in Sardegna (57%). La relazione fa anche il punto sui provvedimenti previsti a favore dei pazienti. Per consentire l’accesso ai servizi di ristorazione in particolari ambiti (mense nella scuola, lavoro ecc) la legge prevede un supporto economico annuale destinato alle Regioni per la garanzia dei pasti senza glutine a chi lo richiede e per la formazione degli operatori del settore alimentare. 

In Italia, le persone con celiachia hanno diritto all’erogazione gratuita di alimenti senza glutine, il cui acquisto in esenzione è soggetto a un tetto di spesa mensile. Nel 2024 risulta che il Ssn ha corrisposto quasi 273 milioni di euro per supportare la dieta dei celiaci con una spesa media pro-capite di circa 975,54 euro. Cruciale anche la formazione: nel 2024 in tutt’Italia sono stati organizzati 700 corsi con la partecipazione di 17.139 operatori. Nel 2025, si evidenzia infine nel documento, lo stanziamento per il settore è stato di895.987,96 euro di cui 324.748,35 euro destinati alla fornitura di pasti senza glutine nelle mense e 571.239,61 destinati alla formazione. Dall’Associazione italiana celiachia (Aic), in rappresentanza dei pazienti, giungono però delle richieste precise: “Bisogna abbassare i prezzi della terapia alimentare senza glutine, perchè per le persone con celiachia la terapia non è rappresentata da pillole e farmaci ma dal cibo nel piatto”, afferma la direttrice generale Caterina Pilo. Attualmente, spiega, “la quota che viene garantita ai pazienti è pari a circa 100 euro al mese. Una cifra ancora sufficiente ma sulla quale iniziano a pesare i rincari generali”. Altro aspetto critico riguarda la sottostima dei casi: “In Italia sarebbero attesi circa 600mila pazienti, ma la diagnosi effettiva riguarda 280mila persone e questo significa – conclude Pilo – che ulteriori 300mila persone sono celiache ma non lo sanno”.

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