Lo strazio di chi conosceva papà e bimbo, di chi ha assistito alla tragedia e non può dimenticare. In corso Regina Margherita 63 è un fazzoletto di cemento troppo piccolo la porzione che separa le biciclette dalle macchine. Passa di tutto: camion che invadono, senza poterne fare a meno, le corsie delle bici; macchine in retromarcia che invadono la carreggiata proprio lì dove il piccolo Nicolò stava transitando con la bicicletta assieme al padre. La donna che lo ha investito con la macchina ha prestato soccorso, non ce l’ha fatta il bambino: troppo gravi i traumi, la sua vita si è spenta. “È stata anche una serie di sfortune, il bambino è caduto male, perché comunque non si andava veloce, non è che… È stato poi tutto un insieme che però poi ti fa dire ‘cavoli, magari qualcosa si potrebbe fare’”.

I vigili urbani intenti a ricostruire la dinamica anche attraverso le telecamere. C’è chi porta ancora fiori, ma il quartiere convive da anni con questo caos. “Lo conoscevamo… è difficile”. “Una pista piccolissima rispetto… Non la dovevano fare, signora, mi dica…” “La pista ciclabile, perché è pericoloso… Guardi! C’è posto per… per le biciclette? Qua ci vanno sopra le macchine, ci sono i camion che scaricano… Non è una ciclabile, ci dovrebbero essere dei cordoli, qualcosa…”

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