Per quindici giorni Sarah e Alisya, le sorelle ritrovate a Formia, hanno vissuto segregate in una camera da letto, senza mai uscire, con l’unica concessione della tv. Erano a casa di un’anziana, una lontana parente della mamma, in un appartamento delle case popolari di Formia, a un quarto d’ora da Minturno, il paese dove vivono i loro genitori.

Al momento si trovano in una casa famiglia, una struttura protetta. Stiamo valutando le azioni da mettere in campo per tutelare i loro interessi, ovviamente in attesa di capire l’evoluzione del tema giudiziario. Le incontrerò nelle prossime ore, dato che prima abbiamo voluto lasciare loro del tempo“, ha detto all’ANSA il sindaco di Minturno Gerardo Stefanelli, tutore legale di Sarah eAlisya. Poi, su un eventuale incontro con il padre: “Per il momento non so dare dei tempi ma l’obiettivo, come dice la sentenza del 28 maggio, è il recupero del rapporto con il genitore, e capire come si evolverà la vicenda con la madre. Comunque attiveremo dei percorsi di sostegno, come dice la sentenza che ha riconcesso la responsabilità genitoriale”.

Oltre alla madre delle bambine, Valentina D’Acunto, del compagno della donna, Vincenzo Esposito e del nonno materno, Marco D’Acunto, per i quali è estato emesso un decreto di fermo, non è escluso che ci siano altre persone coinvolte nel sequestro delle due sorelle, e gli inquirenti starebbero procedendo alla loro identificazione. 

Al momento del ritrovamento,  Sarah e Alisya avevano un telefonino, nascosto nel cartone di un panettone, con una sim registrata a nome di un pachistano. A fornirgliela era stata la mamma che, secondo gli investigatori, aveva pianificato da tempo il sequestro dalla casa famiglia in Abruzzo. 

È stata proprio una videochiamata tra le ragazzine e la donna a far scattare il blitz dei carabinieri che hanno eseguito il decreto di fermo per il concreto pericolo di fuga della donna: Valentina D’Acunto, il suo compagno Vincenzo Esposito e il nonno materno delle bambine, Marco. Ora sono tutti in carcere e tutti con la stessa accusa, sequestro di persona aggravato in concorso.

Trasferimento in una località protetta. La zia che le ospitava: “Volevano stare con la mamma”

Sarebbero stati loro, la notte tra il 6 e il 7 giugno scorso, ad aver prelevato dalla casa famiglia di Civitella Alfedena, nell’Aquilano, le due giovani, fino a portarle a Formia e consegnarle nelle mani dell’ignara zia Sofia, un’anziana – oggi indagata a piede libero – con cui i parenti “non avevano contatti da 13 anni“, come ha svelato il procuratore di Sulmona, Luciano D’Angelo. “Qui le ha portate il nonno – ha detto la donna -. Sono stata contattata appositamente per questo e ho seguito un ordine. Dovevo tenere le bambine. Ho capito che le stavano cercando, non sono scema: ne parlava la televisione. Lo rifarei, certo. Perché le bambine volevano stare con la mamma“. Con loro avevano numerose buste della spesa, che contenevano anche gli alimenti per celiaci per la più piccola delle ragazze, intollerante al glutine. “Questa è una vicenda – ha spiegato D’angelo – che non ha nulla a che vedere con la criminalità ma con un amore genitoriale malato“.

Il rapporto tra i genitori delle ragazze, col tempo, è diventato una serie di liti e procedimenti giudiziari e papà Stefano  oggi si dice “pieno di rabbia e felicità“. 

La svolta nelle indagini è arrivata quando dal telefonino che la procura aveva fatto intercettare è stata avviata la videochiamata tra le ragazze e la mamma, tradita dalla sua “mania di controllo” sulle figlie. All’arrivo dei carabinieri nell’appartamento, le sorelline hanno opposto resistenza. “Vogliamo stare con mamma“, sono state le loro parole.

Le sorelle: “Vogliamo stare con mamma”
 

Quando le abbiamo trovate – ha rivelato lo stesso procuratorenon hanno fatto salti di gioia, si sono chiuse nella stanza dove avevano vissuto fino ad allora“. Solo l’intervento di un’assistente sociale è riuscito a convincere le giovani a lasciare l’appartamento in tarda serata tra gli applausi delle decine di persone che si erano radunate in cortile. Momenti di gioia per il ritrovamento che ora aprono però l’ennesimo fronte giudiziario.

“Quello che dicono le bambine non ha un suo significato da un punto di vista giuridicoha specificato D’Angelo -. Avremo modo di verificare come si sia sviluppato questo senso di predilezione nei confronti dell’uno o dell’altro (genitore)” . Il riferimento implicito è alla mamma delle ragazzine che, nel caso di sospensione della responsabilità genitoriale, è stata definita dai giudici una “persona manipolatrice”. “Sono felice che le hanno trovate e che stiano bene”, sono state le parole di Youssef, il fidanzato della più grande delle sorelle che nei giorni scorsi era stato sentito per ore dagli inquirenti. Ora l’incubo è finito e le ragazze sono in una nuova struttura protetta, ma le indagini proseguono per capire se ci sono altri complici che possano aver contribuito a pianificare il sequestro.

Il papà: ora comincia una nuova vita

Alisya e a Sarah sono sane e salve dopo due settimane terribili fatte di ansia preoccupazione ma mai ho pensato in negativo. Si inizia una nuova vita si riparte da zero“. Si affida a Facebook Stefano Di Giacinto, il papà delle due sorelline ritrovate. “Siete stati tantissimi a darmi la forza di andare avanti e di non mollare mai – prosegue -. Dieci anni di battaglie con lieto fine. Diamo tempo alle ragazze di riprendersi gli anni che qualcuno ha negato loro di potersi godere. Papà c’è. Vi amo

L’uomo è tornato a commentare i fatti e a esternare le sue emozioni, più dettagliatamente: “È la fine di un incubo, ma non siamo ancora arrivati alla fine. L’unico pensiero va a loro, che stiano bene. Finora le ho viste solo da lontano: devo dargli il tempo necessario per fargli recuperare la propria psiche” ha detto. Poi, parlando del fatto che le ragazzine siano rimaste nella stessa casa tutto questo tempo: “È stata una vera tortura. Non potevo accusare nessuno e continuerò a non farlo, dato che ci penseranno le istituzioni. C’erano stati dei precedenti già prima. Adesso sono emozionato, pieno di rabbia ma anche di felicità. Sto continuando ad accumulare, e non posso permettermi di cadere giù. La donna che le ha ospitate non è una zia, bensì una persona che non conoscono: lo ha detto anche lei. E riguardo a ciò che dice la madre ho notizie opposte“.

Le indagini, i timori della madre e il giallo dell’audio

Solo poche ore prima del ritrovamento, la madre Valentina aveva espresso il drammatico timore che le figlie fossero morte. Nel frattempo, il suo legale aveva annunciato la consegna agli inquirenti di un audio di sei secondi in cui un’operatrice della vecchia struttura interrompeva bruscamente una telefonata tra la figlia maggiore e la madre, intimandole di riagganciare.

Sotto la lente degli investigatori era finito anche Youssef, il fidanzato diciottenne della sorella maggiore, interrogato a lungo nei giorni scorsi. Il giovane aveva ipotizzato che le due minori si trovassero in un luogo sicuro, protette da terzi, ricordando una vecchia promessa della madre di portarle via dalla struttura.

Gli accertamenti della Procura non si fermano con il ritrovamento: l’obiettivo è ora quello di individuare eventuali responsabilità penali a carico di chi ha favorito la fuga e nascosto le due minorenni per due settimane. Maggiori dettagli sulla complessa operazione verranno resi noti domani nel corso di una conferenza stampa convocata presso il Tribunale di Sulmona.

Il papà in ospedale, “finito un incubo”

La notizia del ritrovamento di Alisya e Sarah ha provocato “un forte impatto emotivo” sul padre Stefano Di Giacinto, che ha accusato un malore ed è stato accompagnato in ospedale. A riferirlo è Alessia Natali, referente di Penelope Abruzzo, l’associazione che in questi giorni ha seguito da vicino la vicenda e mantenuto i contatti con la famiglia delle due ragazze.

“Stefano ha avuto un crollo dovuto alla forte emozione e ora si trova in ospedale”, ha spiegato Natali, che ha parlato direttamente con il padre. La referente dell’associazione ha raccontato anche il forte coinvolgimento emotivo di queste ore:E’ ovviamente felicissimo e non vi nego che al telefono abbiamo pianto insieme. Ha detto: “E’ finito un incubo che durava da troppi giorni”.

Nonno delle bambine e compagno della madre in isolamento: “Sono increduli”

Sono in isolamento, sorvegliati a vista, Vincenzo Esposito, 46 anni, e Marco D’Acunto, 62, rispettivamente compagno e padre di Valentina D’Acunto. Sono tutti sono accusati di sequestro di persona aggravato in concorso.  

La donna è nella casa circondariale di Teramo, mentre i due uomini sono nel carcere di Sulmona e mostrano l’atteggiamento di chi finisce in carcere per la prima volta: sembrano “increduli” per l’epilogo della vicenda, come se non avessero compreso la gravità delle azioni commesse. Riferiscono fonti penitenziarie.

L’interrogatorio sarà fissato entro giovedì 25. L’avvocato della madre: “Mai saputo che mentisse”

Non sono pronto a sollevare nessuna eccezione in quanto non conosco gli atti”, ha spiegato a LaPresse il legale dei tre, riferendosi all’ipotesi precedente avanzata d’incompetenza territoriale del Tribunale di Sulmona. L’interrogatorio sarà fissato entro giovedì.

“Se avessi saputo che la madre stava bleffando, ne avrei dato notizia all’autorità giudiziaria, anzitutto per le bambine”, afferma all’ANSA Enrico Mastantuono, da anni avvocato di Valentina D’Acunto. “Continuerò a difendere queste persone, il dovere professionale mi impone di difenderle“.

Condividere.
Exit mobile version