Omicron, gli anticorpi monoclonali funzionano? Ecco il più efficace e perché il vaccino resta fondamentale

0
153

Un anticorpo monoclonale ha già dimostrato la sua efficacia sulla variante Omicron. Si tratta del sotrovimab, usato in questi giorni all’ospedale Spallanzani di Roma per curare una donna colpita dal virus Sars Cov-2 “mutato”. Gli anticorpi monoclonali sono tra i farmaci che hanno le maggiori prove di efficacia nei pazienti con Covid-19. Sono disponibili e raccomandati per quelli che si trovano ad avere un alto rischio che la malattia diventi grave e si sta aprendo la strada anche all’idea che possano essere usati come di profilassi prima dell’infezione, quando si sa che si è stati in una situazione di rischio.


 

 

Omicron e anticorpi monoclonali, cosa sappiamo 

Alcuni ricercatori francesi dell’Università di Parigi e dell’Ospedale Universitario Bichat-Claude Bernard, sottolineano che «possiamo aspettarci una suscettibilità differenziale» della variante Omicron agli anticorpi monoclonali. Gli studiosi fanno notare come alcuni dati preliminari parlino di effetti positivi del sotrovimab e dell’anticorpo monoclonale Vir-7832, mentre ancora non ci sono ricerche sul Casirivimab/Imdevimab. Sul Bamlanivimab/Etesevimab invece, si crede che «non siano efficaci contro la variante Omicron poiché si sono già dimostrati inefficaci contro la Delta».

Allo Spallanzani proprio in questi giorni una donna è stata trattata con anticorpi monoclonali a seguito di un contagio con la variante Omicron. Nei giorni successivi all’infusione i medici hanno notato un rapido miglioramento dei sintomi e, già dopo 4 giorni, è stata vista una discesa “repentina” della carica virale di Sars Cov-2, con una negativizzazione appena dopo 8 giorni. La donna, di 50 anni, è stata trattata proprio con il sotrovimab.

Omicron, donna positiva curata allo Spallanzani con monoclonale Sotrovimab. «Rapido miglioramento dei sintomi»

Sono poco più di 23mila i pazienti che, in Italia, hanno avuto una cura anti-Covid a base di anticorpi monoclonali. A dirlo è il 37esimo report dell’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco, con un monitoraggio condotto tra il 10 e il 16 dicembre. La Regione che ne ha fatto un maggior uso è il Veneto (19,73%), a seguire il Lazio (14,64%), la Toscana (12,28%), la Lombardia (7,07%), l’Emilia-Romagna (6,49%).

La maggior parte dei pazienti italiani (dall’inizio della pandemia) ha ottenuto (grazie a un’autorizzazione in via temporanea dell’Aifa) la combinazione di casirivimab-imdevimab (prodotto da Eli-Lilly), seguita da bamlanivimab-etesevimab (prodotto da Ronapreve-Regeneron/Roche). L’ultimo autorizzato in ordine di tempo è il sotrovimab della farmaceutica GlaxoSmithKline.

Cosa sono gli anticorpi monoclonali?

Gli anticorpi monoclonali da tempo vengono usati in medicina, anche per la lotta ad alcuni particolari tumori. Si tratta di proteine create in laboratorio che imitano quelle del sistema immunitario. È un po’ come se quelle proteine avessero gli “occhiali” in grado di riconoscere una parte di Sars Cov-2: non appena visto si legano alla proteina Spike del virus, la abbracciano e non permettono all’agente virale di ancorarsi alle cellule. La scoperta del principio alla base della loro produzione valse nel 1984 il premio Nobel per la medicina ai ricercatori Niels Kaj Jerne, Georges Koeler e César Milstein.

Che differenza c’è tra un vaccino e un anticorpo monoclonale?

Ci sono due tipi di immunizzazione: una è attiva, e la fa il vaccino che stimola la produzione di anticorpi da parte dell’organismo. L’altra è passiva ed è quella dell’anticorpo monoclonale. Infatti, la sua funzione non è quella di stimolare il sistema immunitario, ma è lui direttamente ad agire. Ecco spiegato anche il perché è importante vaccinarsi: rafforza la risposta delle cellule già presenti nell’organismo.

 

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here