Il professor Vincenzo Musacchio, ospite pochi giorni fa del programma “I Padroni dell’Universo” (Newsroom) condotto da Monica Maggioni su Rai3, ha analizzato il narcotraffico internazionale e le evoluzioni delle nuove mafie, ponendo laccento sulla necessità di un approccio pluridimensionale per il contrasto criminale. Abbiamo intervistato il professore che insegna strategie di contrasto al crimine organizzato negli Stati Uniti proprio sulle nuove rotte del narcotraffico dallAmerica latina in Europa. 

Professor Musacchio, nel 2026 lEuropa sembra essere diventata il mercato principale dei cartelli sudamericani. Partiamo dalle porte d’ingresso: quali sono i nodi nevralgici?

La mappa del potere criminale oggi ricalca esattamente quella del commercio globale. I “giganti del Nord” — Rotterdam, Anversa e Amburgo — rimangono gli snodi dingresso principali. Parliamo di porti che movimentano milioni di container lanno. Per le forze dell’ordine è come cercare un ago in un pagliaio grande quanto una città. Ad Anversa, che resta il porto principale per sequestri, stiamo vedendo una spirale di violenza urbana senza precedenti. Al contrario, a Rotterdam la sfida si è spostata anche sul piano tecnologico: le autorità usano droni sottomarini per ispezionare le carene, perché ormai la droga viaggia “attaccata” fuori dalle navi.

Si parla molto di una nuova modalità strategica definita del container clone” e di un nuovo snodo in Francia, a Le Havre. Che cosa sta accadendo lì?

Le Havre è esplosa letteralmente tra le mani degli inquirenti. Solo nel 2024 sono state sequestrate 14 tonnellate di cocaina e il trend nel 2026 è in notevole crescita. La vera novità è la raffinatezza tattica messa in campo, nota proprio con il nome di “container clone”.

Ci spiega meglio cos’è e come funziona il container clone?

I trafficanti posizionano in porto un container vuoto, identico per numero identificativo e marchio a quello carico di droga in arrivo. Durante le fasi di scarico merci, riescono a scambiarli materialmente. Quando gli ispettori di dogana vanno a controllare il container “indiziato”, trovano il fake. La droga nel frattempo è già uscita dal porto su un camion insospettabile raggiungendo così la destinazione prestabilita.

Spostiamoci a Sud, verso la Penisola Iberica. È vero che i sommergibili non sono più unesclusiva del Pacifico?

Sì, è vero. La costa della Galizia e i porti portoghesi come Sines e Lisbona sono ormai i terminali di una vera flotta transatlantica. Il record del marzo 2025 è emblematico: un semi-sommergibile intercettato alle Azzorre conteneva circa sei tonnellate di cocaina. Questo ci dice che queste nuove imbarcazioni hanno ora l’autonomia per attraversare l’intero oceano partendo direttamente dal Sudamerica. Una cosa impensabile fino a qualche anno fa.

Come riescono a eludere i nuovi scanner basati sull’intelligenza artificiale?

Con la chimica. I cartelli — non solo i colombiani e i messicani, ma anche gli altri narcos — hanno iniziato a mescolare molecolarmente la cocaina a materiali legali: plastiche, carbone o tessuti. In questa forma è invisibile agli scanner e ai cani. Una volta arrivata in Europa, la droga sarà “estratta” in laboratori clandestini urbani costruiti ad hoc. Siamo di fronte ad una sfida logistica che oggi richiede competenze chimiche di alto livello di cui non sempre le autorità inquirenti sono dotate.

Durante la trasmissione di Monica Maggioni abbiamo visto il livello di corruzione presente nei porti europei dingresso della droga sudamericana, è possibile porre rimedio a queste condotte criminose?

L’azione anticorruzione contro il narcotraffico nei porti europei deve diventare una priorità assoluta dell’Unione Europea, poiché in caso contrario sarà difficilissimo contrastare le infiltrazioni dei narcos che corrompono o intimidiscono il personale portuale per facilitare l’ingresso di sostanze stupefacenti. Oggi, non si limitano solo a corrompere il piccolo operatore. Pagano cifre alte — si parla di somme vicine ai duecentomila euro per un singolo container — a quadri intermedi, ispettori doganali o specialisti informatici che possono inserire codici di sdoganamento falsi nei sistemi digitali dei porti. In città come Anversa, le mafie attuano un vero “reclutamento” tra i giovani portuali o i disoccupati delle zone limitrofe. Li avvicinano, li aiutano economicamente e poi chiedono “piccoli favori”, fino a renderli complici anche sotto minaccia se occorre. I broker sudamericani coordinano squadre di recupero che entrano nei porti (spesso nascoste in container “sicuri”) per prelevare la droga dai container prima che passino sotto gli scanner della dogana. Nel 2026, stiamo vedendo l’uso crescente di droni sottomarini e di superficie per recuperare i carichi gettati in mare poco prima dell’arrivo in banchina. Lazione anticorruzione sarà decisiva in questo tipo di contrasto al narcotraffico.

Perché l’Europa e perché proprio ora?

È una questione di puro profitto e di saturazione del mercato statunitense. In Europa la cocaina è venduta a prezzi sensibilmente più alti rispetto agli USA. Negli Stati Uniti la domanda di cocaina è in parte frenata dall’epidemia di oppioidi sintetici. La pressione nei porti del Nord sta spingendo il traffico verso il Mediterraneo (pensiamo a Gioia Tauro o Fiume) e verso l’Africa Occidentale, che funge da enorme hub di stoccaggio. L’Europa è il nuovo eldorado dei narcos, e il fronte atlantico è la loro linea di rifornimento principale.

Durante la trasmissione Monica Maggioni le ha chiesto del suo rapporto con Marcelo Pecci, ci dice come lha conosciuto e cosa avete condiviso della lotta ai narcos latinoamericani?

Non ho fatto in tempo ad avere un rapporto personale diretto poiché il suo brutale assassinio lha impedito, ma ho potuto, invece, avere una collaborazione lavorativa a distanza, io dallItalia e lui dal Paraguay. Ci legava sicuramente la continuità di azione nella lotta alla criminalità organizzata e credo che questaspetto abbia anche portato i familiari di Pecci a riconoscere e apprezzare il mio lavoro concedendomi un premio speciale che però non potrò ritirare personalmente poiché la mia presenza in Ecuador e Paraguay mi è stata fortemente inibita, in quanto, la mia sicurezza sarebbe a rischio.

Lei fu contattato dallo staff del vicepresidente dellEcuador per lelaborazione di un piano strategico di contrasto ai narcos?

Esattamente e ho immediatamente accettato e realizzando proprio uno dei pensieri che condividevo con Marcelo e che riguardava la tipologia di criminalità organizzata latinoamericana e il fatto che questa non potesse essere combattuta solo da polizia e magistratura. Il mio progetto, se realizzato, si fonda su nuove politiche criminali e sociali da realizzare medio tempore. Ho proposto specifiche strategie di lotta operative a livello transnazionale. La previsione di nuove politiche sociali ed economiche è stata strutturata per eliminare concretamente i grandi benefici concessi dai narcos alle popolazioni locali. Non semplici misure anti-povertà o sussidi economici ma lavoro alternativo a quello illegale e diritti sociali. In molti Narco-Stati” lillegalità è spesso considerata legale e questaspetto è stato centrale nella mia attività di consulente. La cosa che mi rende molto orgoglioso e che questa idea fu condivisa con Marcelo Pecci, mentre mi rattrista enormemente che oggi lui non possa vedere concretizzati in un progetto quei pensieri tra noi più volte condivisi.

Professore, quali sono secondo lei le maggiori sfide nella lotta alla criminalità organizzata e al traffico internazionale di droga dallAmerica latina verso lEuropa?

Ho da sempre sostenuto che distruggere le piantagioni e creare immediatamente mezzi di sussistenza legali adeguati per le popolazioni che vivono di quellillegalità sia una delle strategie più efficaci e vincenti. Fare in modo che ogni famiglia non coltivi più i campi di coca, ma abbia una reale alternativa. Un tale approccio sequenziale darebbe alla popolazione un interesse nel lavorare per la creazione di economie legali e mezzi di sussistenza praticabili. Non si può pensare che gli agricoltori accettino di abbandonare le loro colture di droga senza offrire loro nuove opportunità di reddito. Eliminare tutta la coca senza mezzi di sussistenza alternativi è solo un progetto utopico destinato a fallire sistematicamente. A questo tipo di contrasto, ovviamente, va aggiunto il rafforzamento immediato della cooperazione internazionale. I narcos operano in campo transnazionale, quindi anche le forze dell’ordine e la magistratura devono farlo per essere incisivi nella repressione. Grandi operazioni internazionali di Europol e Interpol hanno dimostrato che colpendo simultaneamente in diversi Paesi si possono smantellare reti che sembravano intoccabili. Queste due ipotesi se praticate efficacemente darebbero un duro colpo ai narcos sudamericani.

Vincenzo Musacchio, docente di strategie di contrasto alla criminalità organizzata, associato al RIACS di Newark, è noto per il suo impegno nella lotta alle mafie e per la sua attività di formazione in ambiti riguardanti la cultura della legalità. Ha insegnato diritto penale in diverse università italiane e presso l’Alta Scuola di Formazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri in Roma. Attualmente tiene corsi negli Stati Uniti, insegnando tecniche di indagine antimafia a membri delle forze di polizia, inclusa la Polizia Metropolitana di New York. È ricercatore indipendente e membro ordinario dell’Alta Scuola di Studi Strategici sulla Criminalità Organizzata del Royal United Services Institute (RUSI) di Londra. È stato allievo di Giuliano Vassalli e ha collaborato con Antonino Caponnetto. Concentra i suoi studi sulla criminologia delle organizzazioni mafiose e sul narcotraffico internazionale. È artefice di programmi educativi, come il progetto “Legalità Bene Comune” nelle scuole di ogni ordine e grado. Interviene regolarmente in trasmissioni televisive della RAI a livello nazionale come Presa Diretta”, Newsroom” e Report” e su altre testate nazionali e locali per commentare vicende di mafia e criminalità. Ha scritto numerosi libri e articoli su temi di diritto penale e criminologia. Nel 2019 a Casal di Principe gli è stata conferita la Menzione Speciale al Premio Nazionale “don Giuseppe Diana” dai familiari del sacerdote assassinato dalla camorra. Il 27 dicembre 2022 il Presidente della Repubblica gli ha conferito l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Il suo lavoro contro le mafie gli ha causato minacce di morte, che non hanno comunque interrotto la sua attività antimafia.

Condividere.
Exit mobile version