Quello al via a Bologna non è solo il processo di appello per la morte di Saman Abbas. Ma sarà anche la prima volta in cui comparirà in aula la madre della giovane ragazza uccisa e sepolta sotto tre metri di terra a Novellara. Nazia, questo il nome della madre, è infatti stata arrestata solo dopo la fine del dibattimento in primo grado. non ha mai parlato, quindi, ma sa la verità perché è stata lei ad accompagnare la figlia tra le serre come si vede dalle telecamere id sicurezza. Intanto, però, è stata condannata all’ergastolo come il marito Shabbar, che nel frattempo ha cambiato avvocati e depositato una perizia incui contesta l’interpretazione del video. La corte dovrà valutare anche il ricorso di Danish, lo zio ritenuto esecutore materiale dell’assassinio, condannato a 14 anni. 

Intanto, il Comune di Novellara sarà parte civile nel processo d’appello. Lo fa sapere il sindaco Simone Zarantonello. “La rilevanza della vicenda resta una ferita aperta ed inscindibile per la nostra comunità”, spiega, dove “da anni l’amministrazione ha avviato percorsi e politiche interculturali volte all’inclusione e alla integrazione delle comunità migranti presenti sul territorio, con percorsi di cittadinanza attiva necessari per accrescere la consapevolezza necessaria a riconoscere e segnalare in modo preventivo possibili episodi di violenza sulle donne”.

“La vicenda di Saman – dice ancora il primo cittadino di Novellara – è stata un trauma terribile per tutta la nostra comunità e sulla vicenda farà luce il tribunale. Il Comune seguirà con grande attenzione e partecipazione l’andamento del processo di appello. Nostro compito, come amministratori, è quello di continuare a lavorare ogni giorno per creare le condizioni per fare in modo che questo trauma sia anche l’ultimo”.In occasione del conferimento della cittadinanza onoraria a Saman, il Comune ha attivato un fondo a lei dedicato, grazie al quale è stato possibile organizzare un primo corso di formazione dedicato al contrasto alla violenza di genere e alla prevenzione di fenomeni come i matrimoni forzati, rivolto ad assistenti sociali, mediatori culturali, dipendenti comunali e agenti di Polizia locale.

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