Secondo Ardone, i ragazzi di oggi vivono una profonda “discrasia” tra ciò che è “instagrammabile” — la superficie patinata dei social media — e la vita reale, dove le azioni portano conseguenze concrete e spesso dolorose. In questo scenario, la scuola non può essere lasciata sola: gli insegnanti avvertono frequentemente un senso di abbandono e tradimento istituzionale.

“Abbiamo bisogno di un grande investimento sul mondo della scuola”, afferma Ardone, sottolineando come l’istruzione debba tornare a essere, come previsto dalla Costituzione, un luogo di uguaglianza e un crocevia fondamentale per la crescita, superando le differenze tra le famiglie.

Il fulcro della riflessione si sposta poi sulla lettera scritta dalla professoressa Mocchi dopo l’aggressione. Se la generazione passata è cresciuta con il mito di “Lettera a una professoressa” di Don Lorenzo Milani, oggi ci troviamo di fronte a una “Lettera di una professoressa”. È un messaggio rivolto ad alunni, famiglie e istituzioni che invita a non lasciarsi vincere dal buio.

La ferita subìta non deve diventare un muro di separazione, ma un ponte verso una scuola più attenta e inclusiva. Il recupero del rapporto di fiducia tra docenti e genitori è indicato come il passo necessario per evitare incomprensioni e ricostruire una comunità educante solida.

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