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Quali sono i paesi più felici del mondo? La classifica. In Italia siamo più tristi oggi che nel 2020 nero

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Nel 2021 della ripresa economica e della vittoria degli Europei di calcio, l’Italia è stata meno felice del precedente anno, quello in cui era scoppiata la pandemia e c’era stato il lockdown. È il primo dato che salta all’occhio del decimo World Happiness Report, il rapporto mondiale sulla felicità pubblicato la settimana scorsa. La ricerca nasce dalla risoluzione Felicità, verso una definizione olistica di sviluppo dell’Assemblea Generale dell’Onu del 2011 che invitava i governi di tutti i paesi del globo a dare più importanza al benessere e alla felicità delle popolazioni, e viene realizzata dal 2012 analizzando la percezione dello stato d’animo degli abitanti di ciascun Paese. L’analisi si basa su numerosi indicatori che vanno dai tassi di criminalità all’aspettativa di vita, dalla corruzione all’assistenza sanitaria, dalla libertà individuale alle risorse naturali e artistiche, dall’economa al lavoro ma soprattutto a una sorta di autovalutazione che fanno le persone sulla loro esistenza è risultata.


IL PRIMATO FINLANDESE
Per il quinto anno consecutivo, la Finlandia è risultata il Paese più felice del mondo, seguita da Danimarca e Islanda. Ma nella classifica del 2022 che tecnicamente è una media tra 2019, 2020 e 2021, nei primi otto posti della classifica ci sono solo paesi del Nord Europa. Top ten che si chiude con Israele al nono posto e Nuova Zelanda al decimo. Chiude invece l’intera classifica l’Afghanistan al 146° posto. Per trovare l’Italia dobbiamo scendere al 31° posto, dietro Germania, Regno Unito, Francia e Spagna ma anche dopo Arabia Saudita, Taiwan, Romania e Uruguay. Una posizione che sembrerebbe molto negativa ma che, come spiega il professor Salvatore Vassallo, docente di Scienza politica e analisi dell’opinione pubblica all’Università di Bologna, «si può giustificare con l’atteggiamento meno indulgente che hanno gli italiani nel giudicare se stessi più che un’effettiva situazione così negativa. Sicuramente i paesi scandinavi, che guidano la classifica, hanno delle condizioni economiche migliori, degli standard ambientali e urbanistici di primo ordine, offrono delle migliori prestazioni sociali, le società sono più coese ma hanno anche i loro problemi. E sono pronto a scommettere che tanta gente nel mondo sogna di trasferirsi in Italia più che in paesi freddi e con poca luce come quelli».

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È d’accordo con quest’analisi anche Guido Ortona, esperto di economa sperimentale ed ex docente dell’Università del Piemonte orientale, secondo il quale «non vanno confrontati i dati dei diversi Paesi perché per farlo bisognerebbe fare esattamente le stese domande, avere gli stessi campioni. Più interessante è invece l’analisi sui movimenti subiti da uno stesso paese per capire come è cambiata la percezione della felicità di anno in anno, se migliora o peggiora». E proprio analizzando questi scostamenti emerge la notizia sorprendente per l’Italia. Perché se nel 2020 eravamo al 25° posto nella classifica del World Happiness Report, lo scorso anno siamo scesi al 31° posto. E anche senza il confronto con gli altri paesi, secondo i parametri del World Happiness Report il nostro punteggio è passato dai 6.488 punti della classifica 2020 ai 6.467 di quella del 2021. Un arretramento non da poco, perché ha permesso a ben sei paesi di superarci.
Difficile spiegare come questa frenata sia avvenuta proprio lo scorso anno. Nel 2020 il paese, con lo scoppio della pandemia era paralizzato, disorientato, chiuso in casa. L’anno successivo invece, si è ripresa l’economia, sono tornate le assunzioni, è cresciuto il Pil, sono arrivati i vaccini che hanno fatto sperare nella fine del Covid e ancora l’Italia ha vinto inaspettatamente gli europei di calcio e importanti medaglie a Tokio. «A livello statistico» sostiene Vassallo, «sono variazioni insignificanti e potrebbero essere addirittura inferiori al margine di errore delle stesse ricerche e riflettono atteggiamenti di fondo delle persone influenzati da caratteristiche sociali e culturali che cambiano poco anche in presenza di circostanze eccezionali». Paradossalmente però, spiega Ortona, «nel 2020, secondo una mia impressione, proprio la pandemia e il lockdown hanno fatto emergere un sentimento di solidarietà e cooperazione negli italiani che invece, quando è ripartita la vita normale e i problemi di sempre, è stato messo da parte. Senza dimenticare che non si sono pagate le tasse, seppur per una sospensione, e questo rende più felici molte persone».

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