«Racconto con ironia e leggerezza l’ amore tardivo »- Corriere.it

0
26
di Valerio Cappelli

Regista e protagonista di «Astolfo»: non conoscevo Stefania Sandrelli, una sorpresa. Mi ha detto: «Se in una scena ci dobbiamo baciare, un bacetto me lo puoi dare. Nel film torno in una mia proprietà dopo tanto tempo e il prete si era fregato un pezzo di casa»



Gianni Di Gregorio ha portato alla Festa di Roma Astolfo, uno dei film più apprezzati (dal 20 nelle sale per Lucky Red). Storia di un pensionato sfrattato da Roma che si deve rifugiare nella casa di famiglia ad Artena, un paesino del Lazio. E lì trova l’amore in Stefania Sandrelli. L’inizio di una nuova vita. Il cantore della terza età odora di bucato ma ora è«meno malinconico, più allegro e spensierato».

Di Gregorio, si può amare a 360 gradi da anziani?

«Avevo una paura tremenda, ma che sei impazzito, mi sono detto. Mia figlia rideva, che ti sei messo in testa. Ho pensato alla pandemia che ha generato una reazione incontrollata. Stefania Sandrelli non la conoscevo, una sorpresa pazzesca, sul set era una ragazza, piena di forza, di ironia. È un mito. Mi ha detto: se in una scena ci dobbiamo baciare, un bacetto ce lo possiamo dare. È di una simpatia… Sì, ci si può innamorare a qualunque età. Artena ci ha protetti, coccolati, la sera bevevamo il vinello del paese».

«Ferocemente. Accade nella vita. I figli dei miei amici, chi è andato di corsa dal notaio, chi ha detto ma papà cosa sta combinando? Lascialo fare, con te è bravo ho detto io. I figli ci tengono a marcare il territorio, l’egoismo, la paura dell’eredità, questi però non sono così cattivi».

Nel film il prete si frega un pezzo di casa.

«Succede nell’assenza, quando tu torni in una tua proprietà dopo tanti anni. Io l’ho vissuto. Avevo una vecchia casa in Abruzzo che dopo il terremoto non era agibile, vicini di casa erano preti che non volevano fare la gronda, la faremo dicevano, intanto cambiavano tra loro. Si erano presi una stanza che secondo loro era in sospeso. Gli dissi, voi non avete l’atto di proprietà. Mi cacciarono in malo modo. Avevo un giardino che è diventato verde pubblico».

Il sindaco nel film ruba il suo querceto.

«Il potere, se te ne vai, latita o è truffaldino. Quando ho fatto i lavori in casa, sono uscite fuori, non so da dove, le Belle Arti: devi rifare tutto com’era. Ma a 30 metri da me era tutto di cemento armato, ho obiettato. Sì, ma tu sei nel centro storico. Scusate, ho l’ecomostro confinante a 30 metri e io devo mettere le tegole del ’700?».

Gli amici le entrano in casa e non se ne vanno più.

«L’ho vissuto, eh, chi dice la spesa te la faccio io e cucinava, chi giocava a carte, il barbiere non aveva niente da fare e mi veniva a casa, sembrava un’osteria. E ho detto basta».

«Mi sono ispirato a mio cugino, è eternamente innamorato. Lui poi andò a lavorare in Svizzera e ha una bella pensione. Tornato al paese gli tornò anche la testa di un 18 enne. Si dispera, si strugge, mi racconta. È una cosa bellissima, starei ore a sentirlo, non è un playboy, è innamorato dell’amore, forse ha ragione lui».

«In Italia si racconta poco, all’estero molto di più. È un tema delicato, c’è il pudore del corpo. Io racconto con ironia, se l’avessi preso sul serio non so come l’avrei finito».

E gli anziani che si mettono con le straniere giovani?

«Vedo al bar una persona felice, elegante, non lo conosco bene senno’ gli chiederei tutto. Ma meno male, mi sono detto viva la faccia, è una bella storia. So che ha dovuto sistemare tutto economicamente con la figlia per potere uscire con la romena».

Ma sua figlia Teresa cosa dice della vostra casa in Abruzzo un po’ malandata?

«Ha studiato Arte, dice che è del 1200… Anche a venderla, chi la compra… Potrebbe rinunciare all’eredità? È un’idea. Intanto, disperati, ci siamo bevuti una bottiglia».

16 ottobre 2022 (modifica il 16 ottobre 2022 | 20:25)

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here