Nuovo stop nell’iter della riforma della governance Rai, ferma da settembre scorso a Palazzo Madama. L’audizione in Commissione VIII al Senato del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che, da membro di peso della compagine governativa e azionista della tv pubblica, deve esprimere un parere decisivo sulla vicenda, è slittata al 10 giugno. La frenata ha fatto insorgere l’opposizione che chiede da tempo di intervenire in materia. La legge attuale, infatti, assegnando al governo poteri di nomina sui vertici aziendali, sarebbe a loro dire in contrasto con il Media Freedom Act, il regolamento europeo entrato in vigore lo scorso anno che stabilisce i criteri a cui devono uniformarsi gli Stati membri per garantire l’indipendenza dei servizi pubblici.   

“Il rinvio all’ultimo minuto dell’audizione di Giorgetti sulla riforma Rai è un fatto gravissimoafferma la senatrice M5s Barbara Floridia, presidente della commissione di Vigilanza Rai -. Da sette mesi il Mef non esprime il parere e tiene di fatto in ostaggio una riforma che non può più essere congelata, mentre si avvicina il rischio di una sanzione europea. Così non si può andare avanti: siamo dentro una situazione di emergenza istituzionale assoluta”. 

Sulla stessa linea anche gli altri partiti di opposizione che qualche settimana fa hanno anche minacciato di non garantire più “l’ordinato svolgimento” dei lavori in ottava commissione se non si sbloccherà l’impasse sulla riforma e ricordano tra l’altro che l’Italia risulta in “attiva violazione” del Media Freedom Act.

La maggioranza però ribatte. “Abbiamo chiesto al ministro Giorgetti di posticipare di alcuni giorni la sua audizione in attesa dei pareri della commissione Bilancio, necessari per una corretta visione d’insieme”, affermano i capigruppo del centrodestra al Senato.      

Al ministro Giorgetti si chiede anche una risposta in merito alle indiscrezioni di stampa secondo cui la Commissione europea avrebbe inviato una lettera al governo italiano sul Media Freedom Act. 

Secondo quanto circola in Parlamento, il Mef avrebbe avviato interlocuzioni con i rappresentanti Ue per capire se la legge in vigore sia effettivamente in contrasto con il Mfa. Dall’Ue sarebbe arrivato, anche se solo in maniera informale, un parere positivo sulla compatibilità della normativa vigente con le nuove norme europee, ma i contorni di questo via libera non sarebbero ancora chiari. Il punto dolente della bozza di legge in discussione in Senato, voluta dal centrodestra, sarebbe relativo al trasferimento dei poteri di nomina dei componenti del Cda Rai al Parlamento, che di fatto priverebbe l’azionista di un proprio rappresentante nel board.

Del resto, il ministero non ha mai smentito le indiscrezioni di stampa relative a questo punto. Il clima è comunque tornato ad accendersi dopo la tregua concordata tra gli schieramenti per porre fine allo sciopero della fame avviato dal deputato di Iv Roberto Giachetti, che ha spinto la maggioranza ad aprire il dialogo sulla ripresa dei lavori in commissione di Vigilanza, fermi da quasi due anni. Le forze di governo contestano alla minoranza il mancato via libera alla nomina di Simona Agnes a presidente Rai. 

Mercoledì 27 maggio alle 8.30, in ogni modo, è in programma una riunione plenaria della bicamerale che, almeno in teoria, dovrebbe far ripartire l’attività. In realtà non è certo che sarà poi convocata un’audizione e che ci siano votazioni. Insomma potrebbe trattarsi di una discussione generale

Dell’ordine del giorno si parlerà nell’ufficio di presidenza previsto prima della plenaria e solo allora si capirà se sarà una vera ripartenza.

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