Scioperi nazionali sia delle farmacie private, per il contratto, sia della sanità privata ed Rsa

Torneranno a scioperare il 13 aprile le lavoratrici e i lavoratori delle farmacie private – oltre 76mila addetti – per il rinnovo del Contratto collettivo nazionale di lavoro, scaduto il 31 agosto 2024. Le organizzazioni sindacali di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs hanno proclamato un’intera giornata di astensione dal lavoro, dando continuità al percorso di mobilitazione avviato nei mesi scorsi con lo sciopero nazionale del 6 novembre, proclamato a seguito dello stallo dei negoziati.
Insufficiente – affermano i sindacati – la nuova proposta economica di Federfarma, urgente garantire risposte concrete sul
salario”.

La decisione, spiegano i sindacati in una nota, arriva al termine di un confronto che, nonostante gli ultimi incontri del 4 e dell’11 febbraio e le successive comunicazioni dell’associazione datoriale, Federfarma, “non ha registrato avanzamenti sufficienti a colmare le distanze sul piano economico e sul riconoscimento delle professionalità”

Le organizzazioni sindacali ribadiscono che la proposta economica avanzata da Federfarma, pur oggetto di alcune modifiche, resta inadeguata sia rispetto al necessario recupero del potere d’acquisto eroso dall’inflazione, sia sul versante della piena valorizzazione di tutte le figure professionali che operano nelle farmacie private. Il rinnovo del contratto, rilevano, “deve garantire risposte concrete sul salario, sul riconoscimento delle responsabilità e dei servizi svolti, sulla qualità del lavoro e sulla dignità professionale di oltre 76mila addetti del settore“.

Previsto anche, per il 17 marzo, lo sciopero nazionale della sanità privata

Nonostante l’apertura del tavolo fissato per il 4 marzo alla presenza del ministro della Salute, le segreterie nazionali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl hanno proclamato lo sciopero nazionale dei lavoratori della sanità privata e delle Rsa per il 17 marzo per il rinnovo del contratto di lavoro di 300 mila dipendenti.

La nota sindacale: “Non c’è più tempo da perdere: è necessario entrare nel merito delle trattative, con risorse certe e con una disponibilità reale, non solo di facciata, da parte delle controparti Aris e Aiop, che nelle dichiarazioni affermano di voler rinnovare i contratti ma nei fatti subordinano l’apertura e la conclusione delle trattative alla piena copertura economica dei costi del rinnovo contrattuale da parte di Governo e Regioni. Parliamo di due CCNL scaduti rispettivamente da 8 e 13 anni: una situazione che non è più tollerabile. Proprio per questo chiediamo con forza al Ministero della Salute e alla Conferenza delle Regioni di definire regole certe e vincolanti sugli accreditamenti istituzionali che rendano automatico il rinnovo dei contratti alle stesse vigenze della sanità pubblica, impedendo il ricorso al dumping contrattuale messo in atto da soggetti datoriali e organizzazioni sindacali non rappresentative“. 

Il differenziale salariale tra pubblico e privato, spiegano i sindacati, è evidente: “per una figura come quella dell’infermiere parliamo di circa 500 euro mensili in meno rispetto ai colleghi della sanità pubblica che, dopo il rinnovo del contratto 2022-2024, riceveranno ulteriori incrementi con le risorse stanziate per il triennio 2025-2027. Un divario che sta generando una fuga di personale da questi comparti, con ricadute pesanti sulla qualità dei servizi e sulla vita delle persone più fragili che si rivolgono alla sanità privata e degli anziani ospiti delle RSA. È una condizione divenuta insostenibile che sta danneggiando prima di tutto l’utenza più esposta“.

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