«Searching for Ingmar Bergman», un documentario per riscoprire il regista a 360 gradi- Corriere.it

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di Maurizio Porro

Su Sky Arte e on demand vale la pena di recuperare anche altri due titoli: uno dedicato a Frank Capra e l’altro ad Alfred Hitchcock

Cercate, su Sky Arte e On demand, dove arriva la prima volta, un prezioso documentario su Ingmar Bergman diretto dalla collega e amica Margarethe Von Trotta, «Searching for Ingmar Bergman» che potremmo chiamare alla ricerca del Bergman perduto. Il famoso regista svedese, nato il 14 luglio a Uppsala e morto il 30 luglio 2007, poche ore prima di Antonioni, nella “sua” isola di Faro, nell’arcipelago svedese dove si era rifugiato sia per la natura misantropa sia perché aveva avuto un ingiusto trattamento dal Ministero delle Finanze svedese a proposito di tasse.

Cinefili o non, gustate questo documento, ricco di scene inedite, di osservazioni personali, di momenti magici dell’autore di capolavori come “Fanny e Alexander”, “Il posto delle fragole” e “Il settimo sigillo”, ed è proprio sulla partita a scacchi di Von Sidow con la morte che il film del 2007 ha inizio. Si parla di Bergman a 360 gradi, dell’arte come terapia di vita, delle sue molte mogli e fidanzate (la situazione vista da una donna), di quella famiglia così allargata che ai suoi funerali riempì la piccola cappella dell’isola. La Von Trotta era molto lusingata che il regista svedese avesse inserito il suo “Anni di piombo” tra i film della sua vita, così come per lei “Il settimo sigillo”, visto a Parigi, era stato il contatto con un modo diverso di far cinema.

Presentato a Cannes, il documentario, girato per il centenario della nascita del grande e visionario autore, è davvero molto interessante per le riprese dei film in cui si vede Bergman all’opera sul set, specie coi bambini (“Fanny e Alexander”). “In me ci sono molte donne” disse Ingmar e ora un’altra donna ed anche regista cerca di interpretarlo, da amica, dando largo spazio a interviste con persone vicine al regista, dalla sua amatissima prim’attrice Liv Ulmann, che dirigerà a sua volta un film molto “bergmaniano”, allo sceneggiatore di Bunuel Jean Claude Carrière, parlando del suo genio ma anche del trascorrere del Tempo e dell’avvicinarsi della morte. Tra gli intervistati anche uno dei figli e il regista Olivier Assayas che afferma come il cinema di questo autore unico nasca proprio dal suo generoso e geniale inconscio.

Molto ambientato nella sua isola (dove l’anno scorso è stato girato anche un altro film intitolato “L’isola di Bergman”), il film della von Trotta svela incredibili fonti di ispirazione (“Dallas”), racconta della rivalità del vecchio Ingmar col giovane Bo Widerberg, il che portò addirittura allo scontro tra due scuole di cinema e di pensiero cinematografico. E poi naturalmente il potere e l’amore per la scena: Bergman sarebbe stato, se vissuto un secolo prima, un drammaturgo come il suo amato Strindberg e molte delle sceneggiature dei suoi film, tra cui “Scene da un matrimonio”, si sono trasferite con successo in scena: “Il teatro è come fosse mia moglie, mentre il cinema è stata la mia amante” dice l’autore che ammette anche i suoi momenti di dubbio e sconforto, quando le pause sul set erano più lunghe del previsto e l’autore se ne stava da solo in silenzio al buio finché non riappariva il folletto dell’ispirazione. Dove si ritrova oggi un’eredità artistica come quella di Bergman?

Lo stesso ragionamento, su altre latitudini, si potrebbe fare per altri due bei documentari, sempre su Sky arte, sempre su due personaggi fantastici del cinema vero e non di quello di oggi in ostaggio di effetti speciali: uno è dedicato al grande italo american Frank Capra, che seppe scavalcare i gradini sociali americani da immigrato fino a vincere 3 Oscar e raggiungere successi planetari con attori famosi come “Accadde una notte” con Clark Gable e Claudette Colbert, convinti che sarebbe stato un fiasco. Regista di 36 film, autore di commedie sociali meravigliose del new deal, ammiratore anche acritico di quello spirito della frontiera americano oggi scomparso, Capra, che apparve sulla copertina di “Time” nel ’38 secondo solo a Walt Disney, è soprattutto noto per il film di Natale per antonomasia “La vita è meravigliosa” con James Stewart, che al suo apparire non ebbe un gran clamore ma poi divenne un classico indiscusso, con un happy end tra i più travolgenti della storia del cinema.

Il terzo documentario è dedicato al grande Alfred Hitchcock, scoperto come autore dalla nouvelle vague francese di Truffaut e Chabrol, autore di memorabili successi come “La donna che visse due volte” (il suo capolavoro assoluto), “Psycho” (il suo titolo più famoso e freudiano), “L’uomo che sapeva troppo”, rifatto due volte nel corso di una brillantissima carriera con cui è venuto a contatto con le star di Hollywood, da Grace Kelly a Stewart e Grant, i buoni americani . E poi la famiglia, l’adorata moglie Alma che l’assisteva nella scrittura e sul set, la figlia che fu per lui anche attrice (“Delitto per delitto”) e le tante bionde corteggiate, desiderate, mitizzate a volte con qualche esagerazione da Me too come racconta Tippi Hedren, star ovviamente bionda di “Gli ucccelli” e poi di “Marnie”.

27 luglio 2022 (modifica il 27 luglio 2022 | 08:29)

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