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«Shining girls», un gran pasticcio, pieno di confusione e incomprensibile (voto 4)- Corriere.it

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di Maurizio Porro

La serie, prodotta da Leonardo di Caprio, e con un bel cast (su tutti Elisabeth Moss), poteva essere un bel thriller, ma le ragazze non convincono

L’attesa serie psychosissima “Shining girls” prodotta insieme a famosi colleghi dalla stessa protagonista, Elisabeth Moss, indimenticabile fin dai tempi in cui sgomitava in “Mad men”, rischia di essere rubricata sotto quei gran pasticci che si fidano troppo della dislocazione continua di spazio e tempo, esercizi di alto equilibrismo che riescono a volte in letteratura a scrittori come Proust o Virginia Woolf. La regista-creatrice Michelle McLaren, vincitrice dell’Emmy, non ha quella tempra, non si avvicina neanche a “Ritorno al futuro”, e il thriller in cartellone su Apple Tv+, uscendo dalla tangenziale reale per la scorciatoia del metafisico diventa fin dalla terza puntata abbastanza confuso, poi molto confuso, indi difficile da localizzare, infine incomprensibile e poi ci si disinteressa e affare fatto si vede e non si guarda.

La solita trovata distopica, è il nuovo aggettivo salvatutto dei cinefili seriali e non, permette al killer, che cerchiamo e scopriamo fin dall’inizio, di viaggiare nel tempo, ma si arriva a sentire alla fine che l’assassino potrebbe essere non una persona, ma un luogo, una casa. Ancora? Per quanto si possa capire (magari chi ha letto il libro della sudafricana Lauren Beukes si trova avvantaggiato) accade che un killer spietato uccida donne come Jack lo squartatore, lasciando un ricordino che passa in modo viscerale da una all’altra ma sempre con stessi bruschi modi da assassino dal coltellino facile. Fortuna è che fra queste donne una si salva, ed è Elisabeth Moss, archivista in un giornale di Chicago che comincia a scalare la montagna dei sospetti si accorge di casi simili di violenza a quello da lei subìto. Ma Harper, il killer, l’attore Jamie Bell (il ragazzino che faceva Billy Elliot e che ora si vendica del bullismo), viaggia nel tempo e accade che un certo punto si venga catapultati nella prima guerra mondiale anche se la martire inaugurale è del ’72. Il killer segue e controlla le sue vittime, le connette le une alle altre in modo da agevolare paure e sospetti e ricordi, lascia insomma un marchio e un omaggio.

Ma la sopravvissuta Kirby, ma sul nome non giurateci, ha una vita strana che cambia di giorno in giorno in modo da complicare il plot e renderlo indigesto. Soprattutto non riesci a seguirlo con la necessaria passione, perché lo spettatore medio resta escluso, immaginando all’inizio ingenuamente qualcosa di torbido e molesto che somiglia al “Silenzio degli innocenti”. Fake news. Sarà quello del film un problema mentale? Siamo spaesati, anche se il nome di Di Caprio come produttore dovrebbe essere una garanzia. Sarà lei, la Moss, che ha immaginato il peggio? Sarà che la sceneggiatura decide di rendersi incomprensibile? Ma la verità è che ancora una volta il viaggio nel tempo di cui siamo in ostaggio, mina alle basi un thriller che poteva essere commestibile e magari divertente, con un bel tris di attori (il terzo è il giornalista Wagner Moura, che è bravissimo) e la Moss si dà da fare a cambiare personalità, nome e date di nascita, in una rincorsa contro il tempo in 8 episodi in cui ci pare purtroppo di intuire che ci sarà una seconda stagione. Emozioni poche, qualche segnale di paura molto vintage, scricchiolii, ma purtroppo queste ragazze restano molto poco shining, poco luminose perché non riusciamo mai ed entrare nei segreti del complotto adattato da Silka Luisa e a un certo punto si smette di lottare e si ammira la dedizione alla causa della brava attrice che speriamo d’incontrare altrove presto.

8 giugno 2022 (modifica il 9 giugno 2022 | 10:51)

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