“Il conflitto in Medio Oriente sta determinando pressioni al rialzo sul prezzo del greggio, scontando il ruolo dell’Iran come produttore di petrolio e la rilevanza strategica dello Stretto di Hormuz come rotta mercantile. Si prefigura una tendenza generale al ribasso delle prospettive per l’economia mondiale nel 2026”. Lo scrive l’Istat nella Nota sull’andamento dell’economia. L’escalation del conflitto, sottolinea, “ha causato uno shock dal lato dell’offerta di prodotti energetici con potenziali effetti sistemici su crescita economica, occupazione e inflazione”.

L’impatto economico della crisi dipenderà dalla durata del conflitto

“La dimensione dell’impatto economico della crisi attuale, di difficile valutazione al momento, dipenderà  dalla sua persistenza e dall’eventuale compromissione delle  infrastrutture estrattive o delle rotte di approvvigionamento. Al  momento, la forte volatilità delle borse suggerisce che il mercato non abbia ancora scontato interamente l’ipotesi di un conflitto di lunga  durata”, osserva l’Istat.       

Decelera il commercio mondiale

Intanto decelera il commercio mondiale di merci a dicembre. Secondo i  dati del Central Plan Bureau (CPB), gli scambi internazionali di beni  in volume sono aumentati in termini congiunturali dello 0,4% a  dicembre 2025, in decisa decelerazione dal mese precedente (+1,8%).  Nel complesso, gli scambi internazionali di merci in volume sono  cresciuti nel 2025 del 4,4%, in netta accelerazione rispetto al 2024  (+2,5%). A sostenere le importazioni hanno in parte contribuito gli  anticipi di acquisti all’estero da parte delle imprese (i.e.  frontloading) attuati per attenuare gli effetti degli aumenti delle  tariffe imposte dagli Stati Uniti. Cresce il prezzo delle materie  prime energetiche. Nel periodo più recente, la chiusura dello Stretto  di Hormuz, l’interruzione della produzione e l’acutizzarsi delle  tensioni geopolitiche continuano ad alimentare l’aumento dei prezzi  del petrolio e del gas naturale. Le quotazioni del Brent, negli ultimi giorni, sono notevolmente cresciute (71,1 dollari la media di febbraio 2026, Figura 1) e hanno superato i 100 dollari/barile per la prima  volta dal 2022. Anche il gas naturale, che a febbraio di quest’anno  aveva segnato un calo consistente (l’indice è sceso a 105,1 da 155,8  di gennaio), nei primi giorni di marzo, ha registrato una brusca  inversione di tendenza.

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