Sla, uomo di 36 anni con paralisi completa riesce a comunicare grazie agli elettrodi nel cervello: «Voglio una birra»

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Trasformare i segnali elettrici del cervello in lettere, per consentire alle persone completamente paralizzate di continuare a comunicare: è quanto è accaduto a un uomo di 34 anni per il quale ogni movimento è ormai reso impossibile dalla progressione della Sclerosi laterale amiotrofica ( Sla). Il risultato, pubblicato sulla rivista Nature Communications, si deve alla ricerca condotta dal centro svizzero Wyss per la bio- e neuro-ingegneria di Ginevra e dall’azienda tedesca Als Voice gGmbH di M”ssingen.

 

La prima richiesta: una birra

Nonostante la paralisi completa, l’uomo è riuscito a comunicare grazie alla nuova interfaccia neurale, ossia al dispositivo che funziona grazie a elettrodi impiantati nel cervello del paziente. E la prima richiesta è stata: «Voglio una birra». Da tempo si studiano metodi per permettere di comunicare alle persone affette da Sla, una malattia neurodegenerativa che porta alla progressiva perdita del controllo sui muscoli volontari. Tuttavia, finora ci si è limitati a sistemi che utilizzano i movimenti degli occhi o di alcuni muscoli facciali: una volta che anche questi muscoli diventano inutilizzabili, il paziente perde qualsiasi possibilità di comunicare. «Che io sappia, il nostro è il primo studio che riesce a far comunicare qualcuno che è completamente paralizzato – commenta Jonas Zimmermann, uno degli autori dello studio – e per il quale quindi l’interfaccia neurale resta l’ultima possibilità».

 

 

 

I segnali cerebrali

Il paziente che ha preso parte alla ricerca ha imparato a produrre segnali cerebrali immaginando di fare alcuni movimenti: i segnali vengono letti dagli elettrodi impiantati nella corteccia cerebrale e decodificati in tempo reale da un sistema di apprendimento automatico, che li traduce come ‘sì’ o ‘no’. Il computer elenca ad alta voce le lettere dell’alfabeto e per ognuna la persona è in grado di confermare o meno la lettera giusta per comporre la parola voluta. Questa nuova tecnologia dovrà adesso essere sperimentata su un ampio numero di pazienti, prima di poter essere utilizzata in maniera diffusa.

 

 

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