«Sono stato in coma due settimane per un abuso di oppioidi»- Corriere.it

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di Simona Marchetti

Diventato famoso grazie al personaggio di Chandler Bing nella sit-com «Friends», il 53enne attore ha raccontato il suo viaggio nella dipendenza nel suo libro di memorie «Friends, Lovers and the Big Terrible Thing», in uscita il prossimo 1 novembre

La prima volta che è stato ricoverato in ospedale all’età di 49 anni, gli stessi medici erano convinti che non ce l’avrebbe fatta a superare la perforazione gastrointestinale causata da un abuso di oppioidi. Ma dopo due settimane di coma e cinque mesi di terapia ospedaliera, Matthew Perry è riuscito a cavarsela, anche se per i nove mesi successivi ha dovuto andare in giro con un sacchetto per la colostomia. «Mi hanno attaccato a una cosa chiamata macchina ECMO che respira per te e hanno detto alla mia famiglia che avevo il 2% di probabilità di sopravvivere. Quella notte eravamo in cinque attaccati a una macchina ECMO, gli altri quattro sono morti, io no. Quindi la domanda è: “Perché io mi sono salvato?” Ci dev’essere una qualche ragione», si chiede l’attore all’inizio del suo libro di memorie «Friends, Lovers and the Big Terrible Thing», in uscita il prossimo 1 novembre.

«Volevo raccontare la mia storia quando ero sicuro di non ricadere più nel mio lato oscuro – spiega Perry, che oggi ha 53 anni, in un’intervista al “People” – . Prima di scrivere, ho dovuto aspettare di essere sobrio e lontano dalla malattia dell’alcolismo e dalla dipendenza e la cosa più importante è che ero certo che (il mio libro) avrebbe aiutato le persone». Scelto all’età di 24 anni per interpretare il personaggio di Chandler Bing nella sit-com «Friends», che gli avrebbe dato la notorietà, già a quei tempi però l’attore beveva parecchio, «ma riuscivo a gestire la dipendenza e ci sono stati anni in cui sono rimasto sobrio, come durante l’intera stagione 9 quando, guarda caso, sono stato nominato come miglior attore».

A 34 anni però era già nei guai fino al collo, al punto che prendeva 55 Vicodin al giorno. «Non sapevo come fermarmi. Se la polizia fosse venuta in casa mia e mi avesse detto “se stanotte bevi, ti portiamo in cella”, avrei iniziato a fare le valigie. La dipendenza è progressiva e peggiora sempre di più quando invecchi». Conoscendo la gravità del suo problema, gli altri membri del cast sono sempre stati iperprotettivi e pazienti con Perry che, negli anni, è stato in rehab 15 volte. Ora è sobrio da un po’ (preferisce non dire da quanto) e si sente bene, ma sa che la possibile ricaduta è dietro l’angolo: ecco perché le cicatrici che ha sullo stomaco – doloroso ricordo di 14 interventi chirurgici – gli servono come promemoria per non cedere di nuovo alla tentazione.

«Il mio terapista una volta mi ha detto: “La prossima volta che pensi di prendere l’ossicodone, ricordati semplicemente che avresti il sacchetto della colostomia per il resto della tua vita”. Da allora non voglio più l’ossicodone. Quello che ho passato mi ha reso più forte in tutti i modi e la mia capacità di recupero è la cosa che più mi ha sorpreso. Ho voluto raccontare la mia storia senza tralasciare nulla, c’è dentro tutto, ma è anche una storia di speranza, perché io sono qui e sono vivo».

20 ottobre 2022 (modifica il 20 ottobre 2022 | 15:51)

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