storia del giullare che partì dalle cantine e finì per conquistare l’America- Corriere.it

0
37
di Maurizio Porro

Il comico toscano figlio di una generazione dove tutti facevano da soli

Facciamo i conti artistici in tasca a Roberto Benigni che il 27 ottobre compie 70 anni: ha all’attivo 8 film come regista, l’ultimo “Pinocchio” del 2002, oltre 25 come attore anche in straniere partecipazioni perfino con Jarmusch, il francese Asterix, con la Pantera rosa, con Woody Allen in trasferta romana, oltre a molte imprecisate apparizioni televisive, da quando Arbore lo scelse come critico cinematografico nella sua “Altra domenica”, il trampolino di lancio. In Italia ha recitato diretto da Giuseppe Bertolucci che l’ha lanciato in tv come Cioni Mario e poi al cinema in “Berlinguer ti voglio bene” in cui la povera Alida Valli doveva dire tante parolacce quante mai le era capitato prima quando era la contessa Serpieri con Visconti.

Ma da artista che non si contiene, da giullare che non ha paura di nessuno e guarda in faccia sogghignando la realt, Benigni l’unico attore italiano che davvero va sempre e volentieri fuori dai margini, cominciando con l’allegra gag di prendere in braccio i suoi partner nelle apparizioni tv, da Baudo a Berlinguer alla Carr. E’ vero che ha avuto grandi successi usando carte sicure, come il viaggio nel tempo nel film con Troisi “Non ci resta che piangere”, il duetto pirotecnico con Matthau nel “Piccolo diavolo”, l’eterno gioco del doppio in “Johnny Stecchino” e poi quello dello scambio di persona in “Il mostro”, senza considerare il profetico lascito felliniano della “Voce della Luna”, ma negli ultimi 10 anni ha dimostrato di saper fare spettacolo anche con materie poco consuete. Certo, la “Divina commedia”, che sa a memoria e che ha recitato (forse, detto) un’estate a Firenze a puntate come un grande feuilleton, un super classico che ha di recente ispirato al cinema Pupi Avati.

Ma salire sul palco di Sanremo per recitare e discutere prima dell’inno nazionale Fratelli d’Italia, facendone l’analisi logica come a scuola, e poi della nostra Costituzione, facendone l’analisi morale, questo un azzardo vincente che solo un prestigioso e coraggioso jolly come Benigni poteva fare. Infatti gli spettano molti record, oltre l’originalit e il coraggio di non farsi intruppare mai. E’ stato, dopo due donne, il primo attore a vincere l’Oscar recitando non in inglese, come in precedenza era accaduto con la Magnani e la Loren. In questo senso Benigni un artista che si lega allo spirito di patria, perch vince premi nel mondo e li mette sullo scaffale dell’Italia di cui legge e approfondisce le fondamenta della nostra democrazia, i cui concetti base sono presenti in ogni suo film, a cominciare da “La vita bella” che fece discutere non poco il mondo yiddish ma ebbe alla fine una consacrazione mondiale.

Benigni l’ulteriore dimostrazione che gran parte del nostro cinema viene dal teatro, ma mentre la commedia all’italiana stata formata dai grandi della rivista e del variet, da Tot alla Magnani, da De Filippo a Sordi, Tognazzi, Chiari, Manfredi e, sempre dal teatro, la Valeri, la Vitti, la Melato, Gassmann e tanti altri, Benigni arriva col treno dopo, quello del comico che gioca e rischia da solo. E sono i comici scoperti nel cabaret, anche quello delle cantine, dove i grandi impresari ogni tanto si avventuravano, come capit a Verdone. Benigni fa parte quindi di questo ensemble di talenti allevati alla scuola dello stand up comedian, dove si improvvisa volentieri anche senza che ogni battuta passi dall’ufficio della censura, come accadeva a teatro.

Benigni, Verdone, Villaggio, Nuti, Troisi, Benvenuti ma anche De Sica e Boldi coi cinepanettoni. Era una generazione che faceva tutto da sola, non aveva bisogno di grandi registi come erano Monicelli, Comencini, Germi, Risi, Pietrangeli, Scola, i grandi della commedia che hanno raccontato la storia d’Italia, ma volevano essere padroni di tutto e controllare tutto, soggetto, interpretazione, rega e interpretazione, forse anche pubblicit. Ma resta un poco misterioso questo mezzo addio alle scene di Benigni, anche considerando il successo minore dei suoi ultimi titoli, mentre un’intatta popolarit gli permette anche oggi ogni tipo di scelta.

26 ottobre 2022 (modifica il 27 ottobre 2022 | 08:51)

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here