L’istituto della grazia, massima espressione della clemenza dello Stato, si trasforma in un terreno di scontro istituzionale senza precedenti. Al centro del ciclone c’è Nicole Minetti, l’ex consigliera regionale condannata in via definitiva a 3 anni e 11 mesi per i processi Ruby-bis (favoreggiamento e induzione alla prostituzione) e Rimborsopoli (peculato).

La grazia, concessa dal Presidente Mattarella a febbraio ma resa nota solo in aprile, poggiava su solide motivazioni umanitarie: l’assistenza a un familiare minore in gravi condizioni di salute. Tuttavia, un’inchiesta de Il Fatto Quotidiano pubblicata oggi ribalta il quadro. Secondo il quotidiano, il bambino non sarebbe stato “abbandonato”, ma avrebbe genitori biologici in Uruguay, con la madre attualmente scomparsa. L’articolo solleva dubbi inquietanti sulla regolarità dell’affidamento ottenuto dalla Minetti e dal compagno Giuseppe Cipriani, nonché sulle effettive necessità mediche che hanno giustificato il provvedimento di clemenza.

La mossa del Quirinale e la reazione di via Arenula

La reazione della Presidenza della Repubblica è stata immediata e gelida. Il Colle ha chiesto formalmente al Ministero della Giustizia di acquisire “con cortese urgenza” informazioni idonee a riscontrare la fondatezza delle notizie di stampa. Una mossa che suona come una richiesta di chiarimento sul perché tali discrepanze non siano emerse durante l’istruttoria.

Da via Arenula è filtrata la massima tempestività: il ministro Nordio ha già avviato le verifiche interne, i cui esiti sono attesi entro 24 ore. Gli uffici ministeriali lavoreranno a stretto contatto con la Procura Generale di Milano, che a suo tempo aveva fornito il parere favorevole alla grazia.

Il fronte politico: opposizioni all’attacco

Il Partito Democratico non usa mezzi termini. Debora Serracchiani parla di “gravità inaudita” e di un “tradimento del rapporto fiduciario” tra il Ministero e il Capo dello Stato, chiedendo apertamente alla premier Giorgia Meloni le dimissioni del Guardasigilli.

Sulla stessa linea Angelo Bonelli di Alleanza Verdi e Sinistra, che ha depositato un’interrogazione parlamentare per far luce su possibili omissioni o informazioni non corrette contenute nella domanda di grazia. “La grazia non può poggiare su zone d’ombra”, sottolinea Bonelli, richiamando alla responsabilità costituzionale di un atto che, se basato su falsi presupposti, rischierebbe di minare la credibilità delle istituzioni coinvolte.

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