HomeSalute«Tempo fino a giugno per capire cosa fare»

«Tempo fino a giugno per capire cosa fare»

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La platea che dovrà fare la quarta dose si allargherà? O saranno i soli immunodepressi quelli che dovranno sottoporsi per la quarta volta al vaccino? Il dibattito è già ricominciato, complice anche un nuovo aumento dei contagi e i timori della variante Omicron 2. Tra qualche mese l’efficacia del booster si esaurirà? Tutti interrogativi sul tavolo degli esperti. Per dire quale sarà il futuro del vaccino, però, è ancora presto. Per Guido Rasi, ex direttore esecutivo dell’Agenzia europea del farmaco Ema e consulente di Figliuolo, «i parametri da tenere sotto osservazione da ora a giugno saranno prima di tutto la quantità di reinfezioni e chi si reinfetta». Il tema è stato al centro di un suo intervento oggi a Bari in occasione delle celebrazioni della prima Giornata contro la violenza sugli operatori sanitari. «Bisognerà vedere entro giugno – spiega – che situazione creerà la terza dose da un lato, e la massiva esposizione che abbiamo avuto al virus dall’altro. E bisognerà capire quanto declinerà l’immunità in questi 3-4 mesi, se continuerà a declinare o se con questi stimoli ricevuti dal nostro sistema immunitario «le reinfezioni saranno marginali o comunque caratterizzate perlopiù da sintomi trascurabili. Questo è il dato che dobbiamo raccogliere da qui a giugno».

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I possibili scenari

E poi, illustra, «abbiamo di fronte vari scenari: potremmo vedere se una quarta dose ci protegge sufficientemente dalla reinfezione e se questa sia l’unica arma. Tutto questo se le reinfezioni causano malattia». Perché ci si potrebbe anche «contagiare in larga parte senza avere la malattia – precisa Rasi – e in questo caso anche una quantità significativa di reinfezioni potrebbe essere tollerata. Se invece appureremo che il numero di reinfezioni che causano malattia merita un intervento farmacologico, bisognerà vedere quali sono i pazienti che si ammalano. Se è una popolazione relativamente circoscrivibile – i diabetici e i soliti gruppi vulnerabili – forse vale la pena di intervenire con strumenti farmacologici che finalmente adesso abbiamo: antivirali orali, farmaci monoclonali specifici, e ora arrivano anche i monoclonali preventivi. Quindi si può valutare di usare tutto l’arsenale prima di fare una vaccinazione di massa, che comunque rimane un’opzione da tenere aperta».

«Non è che è un dogma che una campagna di richiami di massa non si possa fare – puntualizza Rasi -. E, ancora, c’è un altro dogma da sfatare: non è che faccia male fare la quarta o la quinta dose di vaccino, la questione è piuttosto la fattibilità e l’accettabilità sociale di questo nuovo giro di richiami».

«È un po’ un mito che la riesposizione al vaccino sia un problema. È l’utilità che adesso deve essere documentata. E abbiamo 3 mesi per farlo». A giugno – conclude – dovremo fare i conti con questi strumenti e scenari che abbiamo. Per dire che si deve fare una nuova vaccinazione di massa a tutta la popolazione generale dobbiamo avere i numeri, le evidenze e rispondere bene ad alcune domande».

 

 

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