HomeSalute«Terze dosi a rilento». Si punta su Novavax per convincere gli indecisi

«Terze dosi a rilento». Si punta su Novavax per convincere gli indecisi

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Sono ormai soprattutto i più piccoli, non ancora vaccinati, a finire a letto per il covid e a ritrovarsi poi a contagiare tutta la famiglia. I dati dell’ultimo report settimanale dell’Istituto superiore di Sanità e del Ministero della Salute non lasciano dubbi: «la fascia di età che registra il più alto tasso di incidenza settimanale per 100mila abitanti è ancora quella tra 0-9 anni (1.086 casi per 100mila abitanti)».


 

Novavax, prenotazione disponibile nel Lazio. Le prime somministrazioni dal 1° marzo negli hub di Roma

 

INCIDENZE INCROCIATE

Va meglio invece per i nonni, anche se continuano a essere la categoria che rischia di più in caso di contagio. «Al momento, l’incidenza più bassa, ma sempre molto elevata – mette in guardia l’Iss – si rileva ancora nelle fasce di età 70-79 e 80-89 con un’incidenza di 275 e di 287 casi per 100mila abitanti». Il virus dunque continua a circolare, ma grazie alle vaccinazioni e alle misure di precauzione, sembra comunque aver rallentato la corsa. Il tasso di occupazione delle terapie intensive, il dato che indica quanto sia pericoloso ammalarsi di covid, è sceso al 9,3% al 22 febbraio scorso (rispetto all’11,6% della settimana prima). In sostanza, per riuscire a guarire dall’infezione grave hanno bisogno di cure intensive 869 persone (la settimana precedente erano 1.119).

 

 

I DATI

La percentuale dei casi rilevati attraverso l’attività di tracciamento dei contatti è in leggero aumento (18% rispetto al 17% della scorsa settimana), anche se il numero dei contagiati è ancora troppo alto e non sempre le Regioni riescono a mappare i contatti in modo esaustivo. In sostanza, nel periodo dal 2 al 15 febbraio l’indice di trasmissibilità (Rt) medio calcolato sui casi sintomatici è stato pari a 0,73, in diminuzione rispetto alla settimana precedente. Ma che la situazione, seppure in miglioramento, sia ancora delicata lo dimostrano i 40.948 nuovi contagi da Covid indicati ieri dal ministero della Salute (erano 46.169 il giorno prima). Per fortuna, ed è importante, sta finalmente scendendo il numero delle vittime: 193 ieri contro i 249 delle 24 ore precedenti.

 

Per dare un senso alle difficoltà che vivono ancora le famiglie italiane a causa dell’infezione, basti dire che attualmente sono positivi 1.175.924 (in calo di 23.304 nelle precedenti 24 ore). Intanto, le Regioni che non riuscivano a garantire l’assistenza sanitaria a causa dell’alto numero di ricoveri per Covid, cominciano a tirare un sospiro di sollievo: da lunedì, infatti, il Friuli Venezia Giulia passa in area gialla, mentre Campania, Lombardia, Veneto e Provincia autonoma di Bolzano riescono a conquistare maggiori libertà (con la zona bianca).

 

VACCINI

Un buon contributo alla frenata del virus arriva dalle vaccinazioni che però continuano a calare in particolare, come ha riportato l’analisi dell’Istituto Gimbe, nell’ultima settimana le terze dosi sono diminuite del 34,2% e i nuovi vaccinati del 46,8%. In media in Italia sono state effettuate 140.000 dosi giornaliere, un livello ben lontano dalle 600 mila raggiunte a gennaio per un lungo periodo. Circa il 15% di quelli che avrebbero dovuto fare il richiamo non lo hanno ancora fatto: una copertura che rischia di essere troppo bassa, dicono gli esperti. «L’epidemia è sotto controllo ma non sottovalutiamo il fatto che il virus continua a circolare abbondantemente – mette in guardia Massimo Andreoni, direttore di Malattie infettive del Policlinico Tor Vergata di Roma e direttore scientifico della Simit (Società italiana di malattie infettive e tropicali) – Per questo, è opportuno sottolineare l’importanza delle misure di contenimento al chiuso o nelle condizione di grande assembramento. Bisogna soprattutto insistere con le vaccinazioni, anche perché gli ultimi dati confermano che la maggior parte dei pazienti ospedalizzati soprattutto in terapia intensiva e i decessi riguardano le persone non vaccinate».
La preoccupazione degli esperti è che la campagna di profilassi rallenti eccessivamente. L’arrivo del vaccino proteico Novavax potrebbe però spingere qualche ritardatario a proteggersi e quindi evitare di finire in ospedale per il Covid. «In questo scenario – rimarca Andreoni – a salvaguardia della popolazione fragile e quindi a rischio di sviluppare la malattia grave è importante non abbassare la guardia».
 

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